Tuscia, su Strada Freddano un antico sito fin troppo sottovalutato dagli studiosi

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Luciano Proietti (di Archeotuscia) ha deciso di condividere con noi un passo tratto dalla sua opera Tra Caere e Volsinii (sua e di M. Sanna), nel quale si racconta un particolare sito archeologico fin troppo sottovalutato dagli studiosi per la sua effettiva importanza:

“Al chilometro 3,800 della strada Freddano, una delle vie che si originano da Porta Faul, è visibile sulla destra un singolare monumento rupestre denominato Ruota del Ciciliano la cui datazione e destinazione d’uso non è ancora certa. Molto simile ad una collinetta a pianta circolare con diametro di oltre 60 metri e un’altezza media di 7 metri, è stata resa tale artificialmente scavando lungo il bordo perimetrale ed eliminando il restante banco tufaceo che le attribuisce un aspetto di un grande tumulo arcaico. Il lavoro di sbancamento ha determinato un’area pianeggiante di forma rettangolare delimitata dai tagli netti sul banco tufaceo effettuati ad oriente e occidente della Ruota del Ciciliano, mentre il lato nord è delimitato dal torrente Caldano. Particolare che venne notato già dall’Orioli e da L.R. Danielli dove venne descritta anche la presenza di un lungo muro nel greto del fosso Caldano a sostegno del piazzale artificiale. Percorrendo il perimetro della collinetta, si nota in particolare che la sua circonferenza non è perfettamente circolare; infatti la struttura originale è stata probabilmente modificata da varie riutilizzazioni degli ambienti forse già esistenti, oltre dalla forte erosione degli agenti atmosferici. Il monumento, del quale si esclude la possibilità di essere un tumulo funerario per il semplice fatto che non esiste nel suo interno una camera sepolcrale, è interessato invece da numerosi cunicoli, pozzi di varie forme e grandezza, ambienti ipogei di probabili epoche recenti, fosse rettangolari e attualmente da tre ingressi per accedere alla sommità. L’ingresso di sud-ovest conserva una buona parte della struttura originale costituita da un ampio cunicolo munito di gradini, che sale girando all’interno del costone tufaceo con le pareti della galleria che presentano una superficie resa levigata specialmente dal trascorrere dei secoli, facendo così supporre un’origine di epoca etrusca. Riguardo la storia di questa singolare ‘ruota’, oltre al sicuro utilizzo per vari scopi agricoli di epoca medievale, va sottolineata la presenza di tombe a fossa con copertura di tegole di epoca romana realizzate sulla sommità del monumento oltre a ritrovamenti di frammenti ceramici databili al IV e III sec. a.C. rinvenuti sia all’interno dei pozzi e dei cunicoli che nel pianoro circostante alla Ruota del Ciciliano.
Tuttavia essendo ancora la funzione del monolite alquanto enigmatica, si possono fare alcune analogie in merito all’ingresso in galleria sopra descritto. Con un percorso sotterraneo provvisto di gradini e una forte somiglianza con le numerose vie cave poste nei pressi di necropoli etrusche, probabilmente adibite a rituali funerari, si può supporre ad una struttura con le stesse funzioni che troviamo nei siti più celebri, come nell’area rituale della Tomba Cima a San Giuliano (Barbarano Romano), Grotta Porcina, l’altare funerario nella necropoli di Fontiloro (Veiano) ed altri. Sorge una curiosità dalla vista di una grande pietra di forma circolare con un foro al centro e molto simile ad una macina e scambiata per tale da diversi studiosi; ipotesi questa da scartare in quanto il manufatto è stato realizzato con una pietra in peperino non adatta certamente a tale scopo, inoltre il foro centrale è molto più ampio di quello che si può riscontrare nelle comuni macine. La superficie piana che si estende dal foro per circa 30 cm, presenta un ribassamento da dove inizia una graduale stondatura che riprende la superficie torica, mentre nella parte opposta, la superficie è totalmente grezza con profonde picconature. Considerando questi particolari, si potrebbe identificare la pietra circolare con una base di colonna del tipo di quelle dell’edificio F di Acquarossa il cui fusto, probabilmente ligneo, veniva inserito nel grande foro per creare una maggiore stabilità alla colonna stessa.
Il sito in questione è stato da sempre sottovalutato dalla maggioranza degli studiosi locali, essendo definito erroneamente da alcuni come sobborgo di Castel d’Asso. Contrariamente merita la giusta considerazione come primo villaggio etrusco sviluppatosi lungo il torrente Caldano (Urcionio) dove di seguito vi si stabiliranno i futuri insediamenti di Riello, Colle del Duomo e Castel d’Asso. L’abbandono del pagus, probabilmente dovuto alla precaria difensibilità del pianoro in cui sorgeva, potrebbe essere avvenuto progressivamente a partire già dalla fine del V e gli inizi del IV sec. a.C., con il trasferimento nei vicini villaggi arroccati sui promontori tufacei che garantivano una maggiore sicurezza.”

Le foto condivise da Luciano Proietti (CLICCACI SOPRA PER INGRANDIRE):

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