“Tutto in famiglia” alla Asl: a quando l’applicazione di norme anti-nepotismo?

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Tutti insieme appassionatamente.

Dopo il lungo elenco, fatto da queste colonne, su figli, congiunti, zie, parenti e nipoti che, amabilmente, si trovano a lavorare sotto lo stesso tetto, ossia quello della Asl, cresce l’attenzione su “coincidenze” famigliari così evidenti che non possono passare inosservate.

A puntare il dito contro la diffusa piaga del nepotismo è anche il segretario regionale del Nursing Up – Mario Perazzoni che afferma:

“Il primario dovrà separarsi dalla moglie. Almeno professionalmente. Perchè d’ora in avanti gli sarà vietato di lavorare con lei.

Così come non potrà avere nella sua equipe il figlio o la figlia.

Oppure la convivente col medico o dirigente.

C’è un forte bisogno di “regole antinepotismo” – prosegue – che abbatta, nel mondo sanitario viterbese, il fenomeno che vede figli, nipoti e mogli alle dipendenze di genitori o parenti”.

Del resto, sulla materia ‘parenti in corsia’ ci sono processi e inchieste in corso.

La Toscana, al riguardo, è stata la prima Regione a dotarsi di norme precise, addirittura nel 2009. Ora però cresce l’attenzione in tutt’Italia.

Il testo, in sostanza, prevede che le direzioni delle Asl e delle aziende ospedaliere devono evitare che “dipendenti legati da vincoli di parentela o di affinità fino al terzo grado, da matrimonio o convivenza, prestino servizio in rapporto di subordinazione gerarchica nell’ambito della stessa struttura organizzativa”.

E ancora: “Il personale che venga a trovarsi in queste condizioni verrà assegnato ad altra struttura”.

Morale: mariti, mogli e figli, ma anche zii e nipoti, non potranno lavorare nello stesso reparto.

Chissà se anche nel Lazio troverà, prima o poi spazio questa norma?

Di certo a Viterbo sarebbe la fine di una grande saga familiare…

 

 

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