Ubertini non vuole dimettersi: “Sono solo una vittima”

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Ѐ bastata una scintilla ad accendere la polemica durante il Consiglio sulla legalità di venerdì scorso. Un’ accusa tutt’altro che velata nel mezzo dell’intervento di Alfonso Antoniozzi (Viterbo 2020): “Ubertini dovrebbe dimettersi”. Poi la fiaccolata, alla quale le forze politiche hanno aderito di buon grado. Ma tra le file dei partecipanti Ubertini non c’era, e non era presente neanche in sala per ribattere alle parole di Antoniozzi.

L’assessore ha respinto le accuse soltanto qualche giorno dopo, dichiarandosi come vittima di un incubo durato per ben due anni, nei quali la sua famiglia è stata bersaglio di minacce e atti intimidatori da parte di membri di organizzazioni criminali. Di fronte a ciò, Ubertini ha precisato di aver sempre mostrato un atteggiamento collaborativo, denunciando gli episodi che gli sono accaduti pur non sapendo chi fosse a muovere i fili.

Per questo, come da lui stesso dichiarato, “lo shock più grande è stato scoprire chi ci fosse dietro a tutto ciò, e cioè una persona, che è cliente del mio studio da 25 anni, ha il bar proprio sotto a dove lavoro e che vedevo più di dieci volte al giorno”.

In merito alla proposta di dimissioni di Antoniozzi, Ubertini si mostra seccato: “Non me le deve chiedere lui, semmai deve farlo il sindaco, o al limite il mio partito.” In altre parole, che si faccia gli affari propri.

Di tutta risposta Arena sembra voler preservare la posizione dell’assessore, concedendogli la massima fiducia e sostegno. Ubertini al momento “non si tocca”, e anzi si dichiara pronto a scendere sul piede di guerra a suon di querele dopo la trascrizione dei verbali, se si rivelerà necessario: “Non riesco più a sentire questi attacchi. Sono stanco”.

Alla domanda del perché non fosse presente né al Consiglio né alla manifestazione contro la mafia, Ubertini ha risposto di aver riflettuto a lungo se partecipare o meno, e che la sua assenza era strettamente legata alla volontà di evitare attacchi e discussioni in un luogo istituzionale. Date le ripetute critiche nei suoi confronti, gli “sarebbe stato difficile stare zitto”.

La proposta di Antoniozzi, già contestata animatamente dai presenti al Consiglio, non sembra aver trovato terreno su cui aderire, e per stavolta l’ultima parola è stata di Ubertini.

 

 

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