Segui
( 0 Followers )
X

Segui

E-mail : *

Mentre Di Maio e Salvini si accapigliano sul Tav, sulle autonomie e sulla legittima difesa – in un confronto/scontro da perenne campagna elettorale – si stanno perdendo di vista battaglie internazionali che richiederebbero impegno e unità d’azione.

E di questa disattenzione del nostro governo i partners europei – a cominciare da Francia e Germania – si stanno approfittando. Oltre all’accordo di Aquisgrana, con cui il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel hanno ridefinito le alleanze commerciali rinsaldando i loro rapporti, Parigi e Berlino stanno lavorando di diplomazia per spartirsi o quanto meno condizionare pesantemente le poltrone in scadenza nelle istituzioni europee.

Attualmente proprio gli italiani occupano le postazioni di potere più prestigiose dell’Eurozona, come pure i ruoli-chiave della politica monetaria: dal presidente della Bce Mario Draghi, al capo della Vigilanza bancaria della Bce Andrea Enria, al direttore per gli Affari economici della Commissione UE Marco Buti, al presidente della Commissione Parlamento UE sui temi economici e monetari Roberto Gualtieri, al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, all’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini (appena generosamente nominata da “Euractive”  secondo miglior Commissario UE dopo Margrethe Vestager), fino al capo economista dell’Antitrust della Commissione, Tommaso Valletti.

Sono personalità che si sono imposte spesso, dovendo vincere il poco simpatico pregiudizio che l’Europa nutre verso gli italiani. Così è stato soprattutto per Mario Draghi che – più di una volta – è stato accusato dalla stampa estera di varare politiche monetarie a noi favorevoli. Anche in Europa la politica mette lo zampino per le nomine e finora le cariche più ambite se le sono spartite socialisti e popolari. Ma quando la scelta si riduce ad un paio di nomi, il prestigio personale diventa decisivo.

Gran parte di questi incarichi sono in scadenza. Draghi termina il mandato in ottobre, Tajani resta in carica fino a luglio, e vanno rinnovati gli incarichi ora ricoperti da Mogherini, Gualtieri e Buti.

La corsa alle candidature è già entrata nel vivo e le diplomazie di Francia e Germania sono al lavoro da tempo. E l’Italia? Finora il governo sembra essersi disinteressato alla questione, limitandosi a guardare al cruciale voto per il rinnovo del Parlamento UE solo dal punto di vista dell’ennesimo sondaggio da monitorare e sfruttare in chiave interna. Una visione di corto respiro, che ha perso di vista lo scenario più ampio.

Oltre a individuare candidature autorevoli per il Parlamento in grado di difendere gli interessi italiani, il governo avrebbe dovuto indicare da tempo personalità autorevoli per quei ruoli che saranno decisivi nella definizione della politica monetaria. Con l’uscita di Draghi dalla Bce il nostro Paese rischia di restare fuori dal comitato esecutivo della Banca Centrale in un momento molto difficile per l’economia: con tutti gli istituti di ricerca che prevedono una inevitabile recessione e senza il paracadute del “quantitative easing”.

Il quotidiano economico tedesco “Handelsblatt” ha scritto che Frau Angela avrebbe rinunciato alla nomina del presidente della Bundesbank Jens Weidmann alla Bce, preferendo per la Germania l’incarico di presidente della Commissione. Merkel avrebbe diversi potenziali candidati per succedere al lussemburghese Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione, tra cui la ministra della Difesa Ursula von der Leyen (che ha il vantaggio di essere donna) e il ministro dell’Economia Peter Altmaier (a lungo il più fidato consigliere della cancelleria).

Un altro nome quotato è quello del presidente del gruppo Ppe all’Europarlamento, Manfred Weber. Secondo il quotidiano tedesco, la presidenza della Bce potrebbe finire a un francese (Francois Villeroy de Galhau o Christine Lagarde), anche se i conoscitori dell’Eurotower scommettono soprattutto sul finlandese Erkki Liikanen. Da rinnovare anche il presidente del Consiglio europeo (attualmente il polacco Donald Tusk).

Le elezioni europee del prossimo maggio saranno dunque un “game changer” per noi pericoloso.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here