Ultima chiamata per l’aeroporto. L’ANCE: “Ora o mai più!”

L’accorato appello dei costruttori: “Patto territoriale per far reinserire l’aeroporto di Viterbo nel piano nazionale”.

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Forse avrà letto quanto scritto da Giovanni Masotti. Fatto sta che a poche ore di distanza dall’editoriale del direttore (“Area termale e vincoli, attenzione… Non si vive di pane e passato!”), i costruttori edili della provincia mandano una nota dal titolo eloquente: “Patto territoriale per far reinserire l’aeroporto di Viterbo nel piano nazionale”. Il sottotitolo ancora di più: “E’ l’ultima occasione. L’opera farebbe da traino a tutte le incompiute della Tuscia (trasversale, raddoppio della Cassia, ferrovia per Roma)”.

Eh sì. Il delegato alle infrastrutture di Ance Viterbo (Associazione nazionale costruttori edili) Fabio Belli, da settimane è iperattivo in tutte le sedi istituzionali: in prefettura sulla questione dei vincoli ambientali e archeologici che fanno di ampia parte della superficie termale di Viterbo un museo. Bello ma sempre museo. Quando, invece, un territorio come la Tuscia deve vivere non solo di passato e di pane (copyright di Masotti) ma soprattutto di turismo e di infrastrutture.

Lo si vede (Belli) nelle aule consiliari a discutere con la politica e l’amministrazione locale affinché si prendano a cuore le sorti degli imprenditori. E lo si vede anche nei giornali, lanciare accorati appelli come quello che parla di un aeroporto fungere da volano per potenziare tutto il sistema delle opere pubbliche (sperando in qualche capitale privato).

“Serve al più presto il patto territoriale per puntare a reinserire l’aeroporto di Viterbo nel Piano nazionale per lo sviluppo del settore aeroportuale 2020-2030. Serve un tavolo di lavoro al ministero delle Infrastrutture per far decollare di nuovo l’infrastruttura già inserita nel piano del 2007, stralciata nel 2012 e poi accantonata nel 2015”. Belli non ci sta a operare in una provincia che – per dirla con le parole di Masotti – si fermi a rimirare il passato. Lo chiede dopo l’incontro di qualche giorno fa a Roma, dov’erano presenti anche il premier Giuseppe Conte, il vice Matteo Salvini e il ministro Danilo Toninelli, Enac (autorità di vigilanza dell’aviazione civile), Enav (gestisce il traffico aereo civile in Italia), Assaeroporti e grandi società come il gruppo Leonardo (ex Finmeccanica).

“Il Piano 2020-2030 ci impone di attivare quanto prima il patto territoriale per l’aeroporto di Viterbo – spiega Belli -. Argomento già trattato nel convegno ‘Colleghiamo la Tuscia’ organizzato lo scorso novembre insieme a Filca (Federazione Italiana Lavoratori Costruzioni e Affini)-Cisl. Il patto è una metodologia largamente condivisa dai rappresentanti politici del nostro territorio per realizzare infrastrutture vitali per l’economia locale. I dati emersi giocano a nostro favore: c’è bisogno di ampliare la rete aeroportuale italiana”.

Già inserito nel piano aeroporti nel 2007, nel dicembre 2012 la presidenza del Consiglio stralcia la realizzazione dello scalo di Viterbo. Successivamente il dpr 201/2015 conferma lo stop all’infrastruttura. Entrambi i provvedimenti sono stati impugnati al Tar dal Comune di Viterbo e i ricorsi sono ancora pendenti. “Una cosa è certa – conclude Belli – se si perde anche questa occasione, potremo dire definitivamente addio a questa importante infrastruttura. A meno che chi rappresenta questo territorio pensi di raggiungere, in caso di una terza esclusione di Viterbo dal piano, la realizzazione dello scalo facendo il terzo e probabilmente inutile ricorso al Tar”.

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