Ultimo giorno di scuola fra sciopero e incertezze

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8 giugno: ultimo giorno di lezione di questo travagliato e impensabile anno scolastico 2019- 2020. Sono andate a monte visite guidate, iniziative, attività in presenza.

Il programma è stato ultimato per la quasi totalità grazie alla Didattica a Distanza. Lasciamo la parola ai bambini e ai ragazzi. Quasi tutti commentano così:” Buone vacanze, cari amici e compagni di classe e cara maestra. Mi mancate!”. Non è bastato vedersi a distanza attraverso lo schermo di un computer.

Le vite degli alunni e degli insegnanti, unite insieme, diventano poesia. La scuola sorprende, incanta, unisce, commuove, fa sognare ed amare, talvolta anche soffrire.

E non c’è nulla di più bello della gioia che si prova nell’apprendere. Vorrei ricordare un solo verbo oggi: COLLABORARE . Non COMPETERE, SUPERARE, EMERGERE. La scuola è collaborazione, condivisione, cooperazione fra genitori e insegnanti, fra bambini, fra colleghe. Valorizzare il merito vuol dire soprattutto creare un ambiente sereno e costruttivo in cui ciascuno si senta parte di un tutto e ognuno collabori con l’altro per mettere a disposizione ciò che sa e sa fare.

“Forse non è a scuola che impariamo per la vita, ma lungo la strada di scuola.”( H. Boll). Parlare della scuola e’ come raccontare il mondo. La scuola rappresenta il mondo di oggi, racchiude la storia di ieri, ma soprattutto la speranza nel domani.

Ci racconta cosa siamo, cosa siamo stati, cosa saremo. Oggi la scuola, in generale, è vecchia, ma non per l’età della classe docente, che spesso supera i sessanta anni o per gli edifici malridotti. Si invecchia quando si smette di sperare. La scuola italiana ha smesso di farlo da tempo, purtroppo.

Populisticamente, non è la mancanza di carta igienica, gessi, inchiostro per la stampante o pc ad averle tolto la speranza.

Per capire la sua vecchiaia si deve scendere in profondità, fino ai motivi per i quali si è andato affievolendo il sentimento che non andrebbe mai perso dove si fa formazione: la fiducia nelle persone che insegnano e nelle materie che si studiano, nelle istituzioni che dovrebbeto tutelare l’istruzione e i luoghi in cui si svolge.

Solo ora si sta cominciando a comprendere quanto siano deleterie, per la salute pubblica e ai fini dell’apprendimento, le classi-pollaio.

Ci voleva il coronavirus per far capire che la didattica e la salute vanno tutelate anche, e soprattutto, all’interno delle mura scolastiche.

La scuola, inoltre, prima che insegnare, dovrebbe emozionare, entusiasmare, far provare l’amore per il sapere. Non si dovrebbe dare troppa importanza al risultato della verifica, ma al processo di apprendimento che ha portato ogni bambino a svolgerla, tenendo presente la diversità di ogni alunno e di ogni classe.

Karl Popper scrisse:”Sognavo di poter un giorno fondare una scuola in cui si potesse apprendere senza annoiarsi, e si fosse stimolati a porre dei problemi e a discuterli; una scuola in cui non si dovessero sentire risposte non sollecitate a domande non poste; in cui non si dovesse studiare al fine di superare gli esami.”
Questo sogno è forse anche quello di tutti gli insegnanti.

Per l’8 giugno 2020, che in alcune regioni come Lazio, Lombardia e Abruzzo, sarà proprio l’ultimo giorno di scuola, è stato proclamato, in questo travagliato anno scolastico, lo sciopero nazionale dai principali sindacati di categoria.

Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda avevano già proclamato nei giorni scorsi lo stato di agitazione. Ora le motivazioni alla base dell’indizione dello sciopero dell’8 giugno 2020 riprendono i motivi di insoddisfazione che si sono già palesati negli ultimi mesi, anche prima dell’epidemia di Coronavirus.

In particolare, le organizzazioni sindacali, soddisfatte per aver ottenuto almeno l’aggiornamento delle graduatorie dei supplenti, lamentano però la mancanza nel testo di conversione del Decreto scuola approvato dal Senato.

un potenziamento degli organici del personale docente e ATA necessario al rispetto delle misure contenute nel documento predisposto dal Comitato Tecnico Scientifico per un riavvio in sicurezza delle attività scolastiche in presenza, basato sul distanziamento e su un’articolazione del lavoro per gruppi ridotti di alunni;

il rispetto del limite di 20 alunni per classe in caso di presenza di allievi con disabilità;

la revisione dei parametri per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche;

la messa in sicurezza degli edifici;

modifiche normative che sottraggano i Dirigenti Scolastici da responsabilità improprie in merito alla manutenzione degli edifici;

la previsione di un concorso riservato agli assistenti amministrativi facenti funzione di DSGA.

Sciopero insegnanti 8 giugno 2020: il fattore “concorsone” e mancato rinnovo del contratto

Ma tra i motivi principale dell’indizione della giornata di astensione per gli insegnanti, anche se appena accennati nel comunicato unitario dei sindacati, ritornano anche i motivi delle modalità di svolgimento del concorsone della scuola.

“Tutto ciò si aggiunge – recita il comunicato sindacale – alla mancata attuazione degli impegni che avrebbero consentito a molti precari con almeno tre anni di servizio una stabilizzazione del rapporto di lavoro già il prossimo settembre”.

È evidente la polemica con il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, che si è battuta per inserire nel concorso una prova selettiva che si terrà in autunno, mentre i sindacati chiedevano di scorrere la graduatoria per titoli e di tenere solo in seguito una prova di conferma per gli assunti.

Da questa scelta del governo deriva quindi la certezza di iniziare il nuovo anno scolastico con moltissimi docenti precari in cattedra. Molti dubbi e poche certezze per il futuro.
Buone vacanze!

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