Edilizia, turismo e commercio i settori al centro dell'intervento del direttore De Simone    

Un autunno in chiaroscuro per l’economia viterbese. L’analisi di Confartigianato

138

Settembre di solito è il mese della ripresa delle attività economiche e produttive dopo la pausa estiva. Ma, in quest’anno così particolare, l’approssimarsi della stagione autunnale desta preoccupazione.

Per le imprese settembre significa dover far fronte a tutti quei pagamenti che erano stati sospesi nei tre mesi di lockdown.

Intanto il 20 agosto hanno dovuto versare le tasse.

“Ed è successo un finimondo. – stigmatizza Andrea De Simone, direttore di Confartigianato – Perché il 20 agosto c’è stata la scadenza ordinaria per il pagamento delle tasse e, nonostante le ripercussioni economiche causate dall’emergenza sanitaria, nessuna proroga. Mentre lo scorso anno che faceva comodo all’Agenzia delle Entrate, dato che non erano pronti i loro software per gli indicatori sintetici di affidabilità, i pagamenti vennero posticipati al 30 settembre”.

“Però – sottolinea – non è soltanto un discorso fiscale, per molte aziende è anche un discorso di attesa. Non sappiamo a cosa andiamo incontro. Le tasse sono certe, il flusso degli incassi per alcuni settori è tutto da vedere”.

Insomma, a livello economico, un inizio d’autunno in chiaroscuro.

Anche se le prospettive per alcuni comparti potrebbero non essere a tinte fosche.

“C’è tutto il settore collegato all’edilizia che andrà a beneficiare del superbonus del 110%, un’opzione attorno a cui c’è fermento. Tutto quello che gli gira intorno – dal legno agli infissi, agli impiantisti, alla vendita di materiale edile – sta un po’ annusando positivamente questo fermento, quindi c’è un certo ottimismo”.

L’analisi di De Simone prosegue sul turismo. “Nel Viterbese il settore collegato, compresa la ristorazione, ha positivamente beneficiato di un afflusso turistico – anche qui nel capoluogo – inatteso, forse insperato rispetto ai volumi degli scorsi anni che ha fornito una boccata d’ossigeno. E’ evidente che ora qualche preoccupazione arriva. Faccio l’esempio dei ristoranti che per l’estate sono riusciti ad avere tavoli all’aperto e spazi diversi rispetto agli altri anni adesso, con le prime piogge e i primi freddi, devono tornare a svolgere la propria attività all’interno con le regolamentazioni imposte dal Covid e quindi con i coperti ridotti della metà rispetto a quelli che normalmente sono i loro standard. Anche in virtù di questa onda di contagi che continua un po’ a salire. Al di là della valenza scientifica che non ci compete, questi numeri ingenerano paura come è accaduto in primavera”.

Per il direttore di Confartigianato “forse il commercio è il settore in cui c’è un po’ più di preoccupazione. Nell’abbigliamento, per esempio, sia per il mancato incasso della primavera-estate che per il futuro dato che si acquista con maggiore prudenza. Alcuni nostri iscritti di questo comparto rivelano che i clienti spendono la metà rispetto al periodo pre-pandemia perché hanno timori riguardo al futuro, tendono a tenersi qualcosa di più in tasca. E bisogna anche considerare lo smartworking. Lavorando da casa si ha meno bisogno di vestiti, si va meno al bar per un caffè, non si mangia fuori per la pausa pranzo… Insomma, è tutta una catena di freno per l’economia”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui