Un mese a Santa Rosa: ecco come i viterbesi aspettano il 3 settembre

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VITERBO – 3 agosto- 3 settembre: manca un mese esatto alla data più importante per il popolo viterbese, devoto alla sua Santa Rosa. Vista la proroga dello stato di emergenza da parte del Governo, è ormai certo che il tradizionale trasporto della Macchina di S. Rosa del 3 settembre non si farà, ma sono al vaglio una serie di alternative per celebrare lo stesso la nostra Rosina.

Ai viterbesi è sempre piaciuto per manifestare il loro fervore religioso e il loro amore per la Santa.

Mutuando un termine del teatro classico greco, la Macchina di Santa Rosa, un’imponente costruzione che viene trasportata a spalla da circa 100 facchini per le vie del centro storico di Viterbo la sera del 3 settembre di ogni anno, a partire dallo storico 4 settembre 1258, non è una manifestazione religiosa qualsiasi.
Nella Macchina c’è il cuore buono della città, ci sono le preghiere, le speranze, le aspettative. C’è una profonda fede per la Santa, per le tradizioni, per la nostra storia. Rosina illuminata, passa a benedire dall’alto le case, la gente, chi è solo, triste, ammalato.

La storia ci narra che il primo bozzetto conosciuto della Macchina di Santa Rosa è del 1690 circa: si tratta di un semplice altare barocco con alla sommità una statua di Santa Rosa inginocchiata in preghiera. Lo stile delle costruzioni rimarrà pressoché invariato per secoli: le uniche varianti sono costituite dall’elevazione della costruzione e dal moltiplicarsi di fregi, putti e fiaccole. L’ultima Macchina, in ordine temporale, Gloria, è di una bellezza monumentale che toglie il fiato.

Vorremmo tutti rivederla illuminata a darci forza e speranza, in questo 2020 che ha segnato le nostre esistenze e la storia dell’umanità. L’ ” Evviva Santa Rosa!” sale già alto dai nostri cuori , in attesa del prossimo 3 settembre.

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