Un omaggio alla memoria di Alfio Pannega a 10 anni dalla sua scomparsa

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Lubriano- Sabato 1 Agosto,alle ore 17,30, nel grazioso borgo di Lubriano, nei pressi del Monumento Naturale Balza di Serpe, verrà ricordato Alfio Pannega, a 10 anni dalla sua scomparsa.

In scena viene portato lo spettacolo “Allora ero giovane pure io”, di e con Pietro Benedetti e con Michela Benedetti, tratto dall’omonimo libro edito per i tipi di Davide Ghaleb.

Il coinvolgimento del pubblico, durante la performance, sarà assicurato, oltre che dall’interprete, anche da un poeta a braccio che nel corso della performance comporrà versi all’improvviso.

Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina
detta Catirinaccia (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in città si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. Dopo gli anni di studi in collegio, con la madre, Alfio visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina.

A scuola da bambino era stato affascinato da Dante e Ariosto, ma fu lavorando “in mezzo ai butteri della Tolfa” che si appassionò di poesia e fiorì come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi.

Fu una vita travagliata, la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell’intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell’improvvisa scomparsa: tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in città, per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attività artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava.

Nel 1993 ci fu la nascita del centro sociale occupato autogestito nell’ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, fino alla fine della vita.

Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente.

È deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.

Un omaggio dunque alla memoria di Alfio, a dieci anni dalla sua morte, e un omaggio a tutto quello che lo stesso ha rappresentato per Viterbo.

Lo spettacolo intende suscitare una discussione sull’ambiente, sulla salvaguardia del territorio e sulla valenza delle tradizioni culturali radicate nel nostro territorio. È pensato principalmente, ma non esclusivamente, per le giovani generazioni, in quanto permette di recuperare elementi di studio che non sono previsti nel normale programma come la poesia d’improvvisazione (ottava rima, terzine, quartine) o cose dimenticate che solo la tradizione orale permette di ricordare.

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