Un salto nella storia, aspettando il 4 novembre

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Non è più giorno festivo dal 1976, ma la data del 4 novembre resta una ricorrenza importantissima nel calendario civile del nostro Paese.

Si ricorda l’anniversario della fine della Prima guerra mondiale, nonché la celebrazione delle Forze Armate e dell’Unità nazionale.

Ma perché proprio il 4 novembre? Facciamo un viaggio immaginario nel tempo per arrivare all’autunno del 1918, quando le truppe italiane schierate sul Piave e sul Grappa avviarono l’offensiva finale contro l’esercito austro-ungarico. Era il giorno 24 ottobre. A Vittorio Veneto ebbero la meglio le armate al comando del generale Armando Diaz.

Il 3 novembre i militari austro-ungarici firmarono a Villa Giusti (Padova) un armistizio che prevedeva la cessazione delle ostilità il giorno dopo. Così il 4 novembre divenne la data conclusiva della Grande guerra, con il ricongiungimento all’Italia di Trento e Trieste.

Il testo, fuso nel bronzo delle artiglierie catturate al nemico, così recitava:

“Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12:

La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.

La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro sessantatre divisioni austroungariche, è finita.

La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d’Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria.

Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.

Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.

L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi.

Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni.

I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Firmato Diaz”.
Il primo conflitto mondiale, cominciato nel 1915 e terminato nel 1918, però,  aveva portato lutti e sofferenze terribili: circa 600 mila caduti e un numero enorme di feriti, mutilati, soldati impazziti.

Comunque si possa giudicare sul piano etico e storico la Prima Guerra Mondiale, resta doveroso rendere omaggio al sacrificio di coloro che si batterono per consentire all’Italia di resistere in un conflitto che vedeva in gioco la sua stessa esistenza (lo Stato unitario esisteva da poco più di cinquant’anni) dopo i giorni tragici di Caporetto.

Il 4 novembre è anche l’occasione per riconoscere i meriti dei militari italiani, impegnati in numerose missioni di pace, e per ricordare chi ha perso la vita per servire la patria.

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