Un tuffo nell’Arte: paradigma Canova

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“Non crediate che io resti qui, che non mi vi tratterrei per tutto l’oro del mondo […] véggo troppo chiaro che vale più la mia libertà, la mia quiete, il mio studio, i miei amici, che tutti questi onori” da una lettera di Antonio Canova durante il suo periodo francese.

Succede talvolta di trovare nei musei spazi dedicati alla ristorazione ma il museo nel ristorante è riscontro raro e della massima gratificazione.
Difficile stabilire quale tipo di degustazione spinge la gente a frequentare il ristorante atelier Canova Tadolini di via del Babuino al numero 150/A di via del Babuino a Roma: l’interazione ravvicinata con l’arte e la storia o la seduzione di cibi cucinati con perizia sartoriale.

Appena entrati avvertite immediatamente la percezione di trovarvi non in uno spazio ma in una sintassi sensoriale; un’esperienza più vicina a quella del lettore che del consumatore.
La “storia” è cittadina onoraria di Roma ma entrare da Canova (come lo chiamano brevemente i suoi frequentatori) è come entrare nei bioritmi della storia.

Il ventiduenne Antonio Canova (1757-1822) arriva a Roma il 4 novembre 1779 portando in dote una già importante fama di valente scultore veneziano. In quegli anni Venezia era città vivace e ricca di stimoli culturali; il luogo ideale per il talento del giovane “Tonin”. Ma Canova sognava in grande ed era alla continua ricerca di nuove ispirazioni per la sua febbre neoclassica. Declinò le allettanti offerte dei maggiorenti veneziani e scelse l’avventura nella Città di Michelangelo e Bernini.

E Roma ricambiò la sfida concedendo a Canova riconoscimenti, onori e celebrità in tutto il mondo.
L’apertura dell’atelier (“studio di uso di scultura”) di via del Babuino è del 1818, quattro anni prima della scomparsa dell’artista ed è qui che lavorarono il suo discepolo e continuatore Adamo Tadolini e quattro generazioni Tadolini; una fedeltà che da sola vale l’aggettivo storica.

Questa premessa è importante per comprendere in profondità il paradigma Canova.
Ma come rendere l’intima esperienza dell’immersione nel reticolo sensoriale e culturale del ristorante atelier Canova Tadolini tramite il format verbale? Quella che segue è la strategia retorica adottata dallo storico romano Ammiano Marcellino (4° d.C.) per descrivere il Serapeo, il corpo principale della celeberrima Bibliotheca alexandrina (305 a.C.): “Il Serapeo, il cui splendore è tale che le semplici parole possono solamente sminuirlo…”.
Una formula analoga vale per il ristorante atelier Canova Tadolini perché il “Canova” non si racconta: si vive e forse l’unica cosa che merita di essere raccontata è che il locale trasforma l’esperienza intima dell’incontro con l’arte, la storia e la buona tavola in normale quotidianità. Esattamente quello che offre l’intera città di Roma.

Il restauro filologico del locale ed il personale creano una morbida atmosfera di incontro e il menù è un omaggio alla gastro-diversità; i sapori, come le visioni, sono intensi, decisi, netti che tuttavia scivolano lasciando un retrogusto aromatico e ricco di sfumature.
Un’esperienza multisensoriale e culturale che vi accompagnerà nei vostri ricordi.

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