Una domenica d’autunno a Viterbo, fra pranzi, poesie e colori

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Viterbo- Il mio direttore , alla 14,30 di domenica, mi chiede un pezzo sulla giornata festiva viterbese ai tempi del Covid. Al direttore non si può dire di no. E nemmeno si vuole…anzi è sempre un piacere quando offre spunti per scrivere.

Centri commerciali chiusi in questo fine settimana a Viterbo,  ma ristoranti aperti a pranzo con molte prenotazioni.
I viterbesi sembrano essersi ormai abituati a pranzare fuori con la famiglia anzichè a cenare con gli amici in pizzeria o al ristorante, rispettando le norme.

I luoghi “sacri” del rito viterbese domenicale sono infatti la chiesa e il ristorante, che da profano ascende al ruolo di “sacro” per coloro che amano sedersi davanti a una tavola imbandita e apprezzano, da “buone forchette”, le specialità culinarie viterbesi. Usando una frase presa in prestito dalla “lengua vetorbese”, il dialetto de noantri, si potrebbe dire che i viterbesi amano “fasse ‘n giretto attorno al tavolino”.  L’autunno del resto elargisce doni in quantità per preparare ottime pietanze: dai funghi e le castagne dei Cimini, ai cachi, dalle noci nostrane alle vermiglie melegrane, ricche di vitamine. Un bel brindisi con vino novello alle specialità e ai prodotti locali!

L’olio nuovo, appena uscito dai frantoi, regala un sapore amarognolo ma delicato a bruschette, insalate e alla nota acquacotta alla viterbese. Molti viterbesi stanno ancora raccogliendo le olive.
Dopo il footing e la messa, vista in TV o in parrocchia,
la mattinata di oggi, domenica 15 novembre,  è stata abbastanza movimentata. Tanta gente al centro e anche a La Quercia e Bagnaia. Coloro che preferiscono pranzare a casa erano in fila fuori dalle pasticcerie, in cerca di dolci, dopo tante amarezze.
Fiori e paste: un classico domenicale.

La donna viterbese non si distingue solo per la proverbiale bellezza, ma anche per le doti culinarie. Dopo il pranzo, il dilemma: fare un pisolino o una bella passeggiata? Nonostante oggi la domenica sia abbastanza uggiosa, anche nel primo pomeriggio, ci sono persone a passeggio al centro storico della Città dei Papi, soprattutto in via Marconi, al Sacrario, in via San Lorenzo, a via Roma, al Corso Italia, in piazza del Plebiscito e a piazza Verdi.
Sono già iniziati gli sconti in alcuni negozi in vista del black friday, ma molte serrande sono abbassate.
Mentre il tepore dell’estate di San Martino ha favorito la scorsa settimana le uscite nei boschi dei Cimini, ai laghi e alle terme, oggi si preferisce il centro storico. “La nebbia agl’ irti colli piovigginando sale” verso la Palanzana, ma “per le vie del borgo” un insolito calore si sente anche a distanza: siamo ancora in zona gialla per oggi, circondato dal rosso e l’arancione.

Non parlo delle foglie dei platani e dei tigli  belle come non mai prima di cadere, ma dei colori delle regioni. Purtroppo, non si può fare a meno di pensare anche oggi alla situazione di emergenza.  Non si parla d’altro, anche a distanza,  quando si incontra qualcuno.

Il banale “Come stai?” assume un altro valore, unito alla speranza di non essere contagiati dal virus,  anche se tutto intorno è grigio.

E tornano alla mente, i versi di Ungaretti:
“Si sta
come d’autunno
sugli alberi
le foglie”.

Ma anche del poeta di Tarquinia Vincenzo Cardarelli

È già il pallido autunno

Come varia il colore
delle stagioni,
così gli umori e i pensieri degli uomini.

Tutto nel mondo è mutevole tempo.
Ed ecco, è già pallido,
sepolcrale autunno,
quando pur ieri imperava
la rigogliosa quasi eterna estate.

Più dolci e spensierati i versi di
Mattino d’autunno, di Federico García Lorca

Che dolcezza infantile
nella mattinata tranquilla!
C’è il sole tra le foglie gialle
e i ragni tendono fra i rami
le loro strade di seta.

Alle 17 comincia già a fare buio, i bar e i ristoranti chiudono alle 18…la domenica volge al termine, nel calore buono del camino delle case viterbesi.

Foto di Ezio Cardinali

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