Una paralisi stronca Papa Clemente IV… che  muore in odore di santità! 

Ad un mese esatto dall’esecuzione di Corradino, una paralisi stronca Papa Clemente IV, che  muore in odore di santità 

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sagginiIn quel periodo, al Palazzo Papale di Viterbo, giungevano ogni giorno notizie preoccupanti sulle continue vittorie dellesercito di Corradino, ed era una sensazione diffusa tra tutti i membri della Curia, che presto sarebbe arrivato a invadere anche Viterbo. Lunica persona che rimaneva calma e tranquilla era il Papa Clemente IV.
Il giorno della Pentecoste, 27 maggio 1268, egli officiò una messa nella Chiesa di S. Maria in Gradi, e rivolgendosi al popolo dei fedeli, disse testualmente:  che non avessero a temere, perché quel giovinetto da tristissimi uomini era tratto come vittima alla morte; ed egli el sapeva per tale scienza, di cui, dopo i dogmi della fede, non vaveva la maggiore.
Papa Clemente IV
Verso la metà di luglio del 1268, al Palazzo Papale di Viterbo, un cavaliere giunse trafelato, portando la notizia che Corradino alla testa del suo esercito era transitato da Radicofani, entrando nelle terre del Patrimonio, verso Viterbo. Tutta la Curia fu presa da sgomento, e subito iniziarono i preparativi per fronteggiare un attacco, che tutti consideravano imminente.
Pochi giorni dopo, esattamente il 22 luglio, dalle finestre del Palazzo Papale, si poteva osservare a occhio nudo, il serpentone di polvere, che sollevava lesercito di Corradino in marcia, che era giunto a un miglio da Viterbo. A quella vista tutte le campane della città cominciarono a suonare ininterrottamente a martello, per chiamare gli uomini alla difesa delle mura.
Duomo di Viterbo
Quella misura però non servì, perché Corradino era diretto a Roma, e non attaccò Viterbo. Certamente però passando a poca distanza dalle nostre poderose mura, le osservò a lungo e si rese conto personalmente del perché lo zio Federico, venticinque anni prima, non avesse potuto espugnare Viterbo. Mentre Clemente IV guardava lesercito svevo che passava a poche centinaia di metri dal Palazzo papale, a voce alta, con la volontà di farsi ascoltare dai prelati presenti, esclamò: Oh! Come fa pietà questo fanciullo, che blandito dai Ghibellini, sen va come agnello condotto al sacrificio. I presenti lo guardarono ammirando il suo coraggio, e ricordarono come egli avesse già pronunciato questa frase durante lomelia, in occasione della domenica di Pentecoste, nella chiesa di Santa Maria in Gradi.
Convento di Santa Maria in Gradi
Nel frattempo Carlo dAngiò che non voleva fare entrare Corradino nei territori del suo reame, aveva spostato il suo esercito più a nord, per andare incontro allarmata nemica. La battaglia tra i due schieramenti avvenne a Tagliacozzo, e anche se lesercito più numeroso era quello svevo, il sovrano di Sicilia vinse perché fu consigliato da un sapiente stratega. Corradino e i suoi uomini più fidi tra i quali Galvano Lancia, quando si resero conto dellinevitabile sconfitta, fuggirono e presero il mare verso Pisa, dove avrebbero trovato aiuti ghibellini, per ricostruire un altro esercito.
Furono però catturati in mare e consegnati a Carlo dAngiò, che li uccise tutti dopo un processo sommario, che lui stesso aveva pilotato, con lintenzione di liberarsi al più presto dellultimo degli Hohenstaufen. Lesecuzione avvenne in maniera barbara a Napoli, nella Piazza del Mercato, il 29 ottobre del 1268, e il papa non mosse un dito. Il 29 novembre, esattamente un mese dopo la feroce esecuzione,  Clemente IV muore colpito da una paralisi. Mentre era in vita, aveva più volte espresso il desiderio di essere sepolto nella Chiesa di Santa Maria in Gradi. Così al termine dei novendiali, la sua salma fu trasportata in quella chiesa, dove lo attendeva un mausoleo marmoreo, opera del   Maestro Pietro dOderisio.
Adesso che era morto tutta la popolazione di Viterbo, vedeva nel Pontefice un santo. Infatti, la mattina successiva alla battaglia di Tagliacozzo, egli nellomelia tenuta nella Cattedrale di Viterbo, annunciò la sconfitta di Corradino, senza che a Viterbo fosse potuto arrivare alcun messaggero. Inoltre Clemente IV, era stato un Papa che, attraverso il suo braccio armato, era riuscito a sconfiggere Manfredi e Corradino.
Perciò ben presto si cominciò a parlare di miracoli di Clemente IV. Sicché nella Chiesa di Santa Maria in Gradi era un via vai di fedeli, che a frotte accorrevano per venerare la salma, toccarla, ricoprirla di baci, e depositare anche un gran numero di elemosine, come se già si trattasse di un oggetto di culto. Quando il Vescovo di Viterbo seppe di questa grande affluenza di fedeli, e anche delle copiose offerte in denaro, ne parlò subito con larciprete e con i canonici, per studiare una strategia atta a far ritornare nella Cattedrale la tomba di Clemente IV.
Da quel giorno lettere e lamentele che chiedevano limmediata restituzione della tomba di Clemente IV, furono recapitate ai Cardinali che erano riuniti in conclave a Viterbo per eleggere il successore. I frati Domenicani, forti della volontà espressa più volte dal Pontefice quando era in vita, opponevano sempre un secco diniego, alle richieste del Vescovo. Però presto anche i parrocchiani, sobillati dal clero della cattedrale, si unirono al Vescovo e ai canonici che insistevano comunque per riavere quel mausoleo. I Cardinali riuniti in conclave non avevano la possibilità di esaminare a fondo la questione e, nello stesso tempo, non gradivano che tali incidenti turbassero la quiete dellelezione del nuovo Papa.
Perciò non potendo esaminare tutta la faccenda, nellattesa di poter risolvere la situazione, dopo il termine del conclave, decretarono salomonicamente di trasferire il mausoleo in unaltra chiesa cittadina. I frati, anche se contrariati, dovettero accettare, ma a questo punto accadde limprevedibile. Nottetempo, i canonici delle Cattedrale rubarono la tomba e la trasferirono nella loro chiesa. I frati Domenicani appena seppero del trafugamento, si lamentarono aspramente con i Cardinali, ma non fu possibile fare niente. Si doveva attendere lelezione del nuovo Papa.
La tiritera durerà ancora a lungo fino a quando nel 1275, il nuovo Papa Gregorio X, minacciò con la scomunica chiunque si fosse azzardato a ostacolare il trasferimento della tomba, nella Chiesa di Santa Maria in Gradi. Il mausoleo, a questo punto, fu finalmente trasferito. (Oggi è visibile presso la Chiesa di S. Francesco in Viterbo).

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