“Una rosa fiorì dal Cielo” e scese nel cuore dei viterbesi: tutti insieme ieri, domenica 27 marzo, alla parrocchia della Sacra Famiglia, nel nome di Rosa

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Viterbo – Ricordare significa “serbare nel cuore qualcosa” affinchè rimanga in noi, nella sua bellezza e la sua profondità.

Come non ricordare allora le emozioni legate a uno spettacolo teatrale che ha lasciato il segno nel cuore dei viterbesi?
In questi due anni, in cui la Città dei Papi ha celebrato la festa di Santa Rosa in modo meno spettacolare – orfana della Macchina portata a spalla dai cento Facchini per le vie del centro storico il 3 settembre – una rappresentazione ha saputo far fiorire, nel cuore di chi ama la città, la sua storia e le sue tradizioni, una Rosa di speranza.

Nel mese di marzo , nei giorni vicini al 6, in occasione del Dies Natalis della Santa viterbese, sono state promosse molte importanti iniziative nel monastero santuario dedicato a Rosa, per celebrare la ricorrenza.

Fra le tante, la rappresentazione teatrale “Una rosa fiorì dal Cielo” è rimasta nel cuore di chi ha avuto la possibilità e la fortuna di assistere allo spettacolo, presso il santuario di Santa Rosa, replicato per ben tre volte a grande richiesta: il 5 marzo, l’11 e il 12.

Ha commosso ed entusiasmato come solo pochi testi riescono a fare; ha unito i viterbesi nel ricordo, nella conoscenza, nella preghiera.
E c’è tanto bisogno di pregare, in questo periodo ancora di pandemia, anche per implorare la pace e consacrare a Santa Rosa Viterbo, i suoi abitanti, e anche l’umanità intera e in special modo quella della Russia e dell’Ucraina, mentre purtroppo ancora infuriano i combattimenti e i bombardamenti che mietono vittime tra i civili.

La rappresentazione è stata un gesto semplice, umile, ma pieno di passione, di chi crede e confida nella fede. Un atto e un patto d’Amore con la nostra Santa.

È stato frutto di impegno, prove, fatica, ma che ha regalato soddisfazioni ed emozioni ricordando a noi stessi quanto sia importante aderire fino in fondo a quella logica evangelica che fa del credente un reale discepolo del Maestro, che implica innanzitutto l’amore e la carità verso il prossimo. Il teatro e la preghiera si fondono tra loro come due dimensioni interdipendenti e si intrecciano con una costante attività in vari campi della vita sociale ed ecclesiale, rendendo trasparente la possibilità di una stretta congiunzione di mistica e realtà.

Il mese di marzo, per i parrocchiani della Sacra Famiglia, sempre attivi in vari campi e nel sociale, è stato un mese di rinascita. Fra i colori e il tepore primaverile, una rosa fiorita in cielo è scesa sulla Terra per rimanere nei cuori.
Una rosa di devozione, amore, preghiera, condivisione.

Anche attraverso l’attività teatrale si può ricordare la Santa dei viterbesi, ripercorrerne la vita, facendola propria e restituendo agli altri il Suo esempio, tutti uniti da quel segno, il crocifisso, emblema e impegno ad «annunciare ciò in cui si crede e a vivere ciò che si annuncia.

Domenica 27 marzo, presso la parrocchia della Sacra Famiglia di Viterbo, si sono ricordate insieme le emozioni legate alla rappresentazione.
Lo si è fatto in modo piacevole, allegro, animato da un grande desiderio di rinascita umana e spirituale.

C’erano tutti: Don Luca, suor Francesca, suor Elpidia, suor Floriana, le novizie Antonella, Simona, Sofia e Marie con suor Antonella, i parrocchiani, i bravissimi interpreti della rappresentazione teatrale, il regista Giovanni Proietti, e poi ancora
Nazzareno, con le sue specialità, le cuoche Carla, Linda, e poi ancora Massimo,
Laura Mattioli, i collaboratori di Bomarzo, la mamma di suor Francesca e di don Luca, il fratello del parroco, Giovanni Scuderi.
Una serata indimenticabile.

Un percorso di amicizia, fede e piacere di stare insieme per condividere valori e sentimenti comuni.

Un altro “miracolo” di Santa Rosa: ha saputo unire, nel Suo nome, grazie alla creatività e al successo di un’opera teatrale, tante persone diverse accomunate dalla fede.

È stata un’occasione per brindare allo spettacolo, per rivederlo nel video e nelle foto, per programmare attività future; ma soprattutto per dire “Grazie” a Don Luca, agli attori, a Suor Francesca e alle Suore Alcantarine del monastero Santuario di Santa Rosa, al regista, agli spettatori e a quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.

Grazie di cuore per l’impegno e la passione con la quale affrontate il vostro e nostro cammino di fede, realizzando opere che restano nel cuore. Le emozioni, si sa, sono impalpabili e leggere come i petali di una rosa, ma indispensabili per dare significato e senso al nostro vivere.

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