Una vita di Carità e Fede: ricordiamo Santa Teresa di Calcutta nel giorno della sua nascita

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“Quanto meno abbiamo, più diamo. Sembra assurdo, però questa è la logica dell’amore.”
“Se giudichi le persone, non avrai tempo per amarle.”

Una vita dedicata agli altri.
Le sue mani tese ad accarezzare e ad aiutare lebbrosi, poveri, ultimi abbandonati dal mondo.

Una Madre per tanti, buona, semplice, umile: Santa Teresa di Calcutta.

Gonxha (Agnese) Bojaxhiu, la futura Madre Teresa, è nata il 26 agosto 1910 a Skopje (ex Jugoslavia), in una famiglia profondamente cattolica di orgine albanese.

Quando il papà, Nikola, muore improvvisamente, la famiglia vive momenti di grandi difficoltà economiche. La mamma Drane fa crescere Agnes e i suoi quattro fratelli con fermezza e amore.

Riceve un’educazione fortemente cattolica e già in adolescenza inizia a conoscere l’India, dove prende i voti perpetui e si trova a contatto con persone povere e malate, in grande difficoltà.
Gonxha sente di essere attratta dalla vita religiosa, forse una “grazia” della Madonna.

Viene accolta a Dublino dalle Suore di Nostra Signora di Loreto, la cui Regola si ispira al tipo di spiritualità indicato negli “Esercizi spirituali” di Sant’Ignazio di Loyola. Ed è proprio grazie alle meditazioni sviluppate sulle pagine del santo spagnolo che Madre Teresa matura il sentimento di voler «aiutare tutti gli uomini»

Nel 1979 le viene assegnato il Premio Nobel per la Pace e dopo la sua morte avvenuta nel 1997, diventa prima beata nel 2013, poi Santa nel 2016

Madre Teresa resterà come l’incarnazione più convincente, nella nostra epoca, della carità evangelica; tutti l’hanno capita, i cristiani delle varie confessioni, i laici di ogni paese, gli indù come i musulmani.

Quando, a metà degli anni Settanta, apre a San Gregorio al Celio la prima casa romana delle sue suore, sceglie per loro il pollaio dei monaci camaldolesi, una costruzione bassa, in mattoni bucati e lamiere, con il pavimento in cemento. «Le mie sorelle sono povere e abituate a tutto, vengono dall’India. Il pollaio sarà più che sufficiente», diceva..

Povere. Come era povera ma ricca di bontà lei.

Pier Paolo Pasolini, dopo averla incontrata a Calcutta nel 1961, scrisse: «Dove guarda, vede».
All’origine della sua genialità nell’amore c’era il suo aiuto di Madre al fratello che era nel bisogno e la sua volontà di soccorrerlo subito, senza giudicare, senza lasciarsi bloccare dalle frontiere.

In questo nostro mondo, dove spesso dominano la volontà di potere e di ricchezza, l’indifferenza assoluta della gente verso i poveri, che in gran numero languono ancora non solo nelle baraccopoli e lungo le vie di Calcutta, ma ovunque, il suo insegnamento dovrebbe essere un monito: solo ciò che si dà resta. Tutte le ricchezze si lasciano qua a marcire; basta un virus a distruggere tutto quello che si crede di avere e possedere. L’amore incondizionato verso gli altri è ciò che rimane di una persona.

L’abito più bello di tutti è ancora quel sari, la tunica bianca delle donne indiane, con in più le strisce blu che orlavano il velo, e la croce appuntata sulla spalla. Con quell’ abito, che segnò anche il cambiamento nella vita di Madre Teresa, ella si reca a Patna dalle Suore mediche missionarie per seguire un breve corso di infermeria. Rientrata a Calcutta, si sistema provvisoriamente presso le Piccole sorelle dei poveri.

Il 21 dicembre 1948 va per la prima volta nei sobborghi: visita famiglie, lava le ferite di bambini lebbrosi, si prende cura degli anziani malati che giacciono sulla strada.

Quel giorno s’ imbatte anche in una donna agonizzante, distesa su un marciapiede: è così debole che topi e formiche le stanno rosicchiando il corpo. Da giorni era lì, in attesa della morte, ma nessuno l’aveva soccorsa. Madre Teresa la raccoglie amorosamente, con le sue forze di donna minutw e la porta al vicino ospedale, dove le dicono che è troppo malata e troppo povera per essere curata.

Calcutta era piena di gente che finiva così. Teresa chiede, e le è concesso, di occupare parte di un ex tempio indù diventato covo di mendicanti e criminali. Madre Teresa lo trasformerà nella prima «Casa dei moribondi».

Le baraccopoli — con i loro poveri ai quali dare speranza, con i bambini abbandonati da curare e amare, con i moribondi da accompagnare nel passo estremo… — diventano la terra di missione, sua e di altre donne che via via decideranno di condividere la sua vita e il suo impegno.

Insieme danno vita alla Congregazione delle Missionarie della Carità, che il 7 ottobre 1950 viene riconosciuta ufficialmente nell’arcidiocesi di Calcutta, e nel febbraio del 1965 diventa di diritto pontificio.

Lei e le sue sorelle vanno ovunque ci siano poveri abbandonati cui portare l’aiuto e il conforto della fraterna solidarietà e la certezza che Dio li ama.

Tanto impegno e proliferare di iniziative non passano inosservati. Le immagini di questa donna minuta e con il tempo sempre più curva, avvolta nel bianco sari, china a confortare un moribondo o a curare piaghe infette, ad accarezzare bambini lacerati dall’abbandono e dall’indifferenza, fanno il giro del mondo, sollevando l’ammirazione di tanta gente, che comincia a interessarsi alle sue opere e ad ascoltare i suoi messaggi, resi con parole semplici che esaltano la vita, che invitano al suo rispetto in ogni momento, dal concepimento alla morte. Parole semplici e a volte anche forti che scuotono le anime e le coscienze e che talvolta dividono.

L’ammirazione si traduce anche in riconoscimenti importanti come il Premio indiano Padmashri, assegnatole nel 1962, e il Premio Nobel per la Pace, conferitole nel 1979. Riceve riconoscimenti e attenzioni «per la gloria di Dio e in nome dei poveri».

Negli ultimi anni, nonostante seri problemi di salute, continua a guidare la sua congregazione aiutando i poveri e la chiesa. Muore a Calcutta il 5 settembre 1997.

Il mondo intero, che aveva seguito il suo lento spegnersi, la piange, mentre il governo indiano le rende onore con i funerali di Stato. Sepolta nella Casa Madre delle Missionarie della Carità, la sua tomba è ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera.

«L’intera vita e l’opera di madre Teresa — ha detto Giovanni Paolo II nel proclamarla beata — offrirono testimonianza della gioia di amare, della grandezza e della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell’incomparabile valore dell’amicizia con Dio».

Il 20 dicembre 2002 il papa Giovanni Paolo II approva i decreti sulle sue virtù eroiche e sui suoi miracoli: è stata beatificata il 19 ottobre 2003 e canonizzata da Papa Francesco il 4 settembre 2016.

Questa è Madre Teresa: una donna sposata alla carità evangelica, che guida la chiesa verso i poveri.

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