Uno spettacolo che colpisce come un pugno nello stomaco: “La classe”, ieri sera all’Unione

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Viterbo – È andato in scena ieri sera, alle ore 21, al teatro dell’Unione, lo spettacolo dal titolo “La classe”, di Vincenzo Manna, sostenuto da Amnesty International, con la regia di Giuseppe Marini. Molto bravi gli attori: Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Valentina Carli, Edoardo Frullini, Federico Le Pera, Caterina Marino, Andrea Monno, Giulia Paoletti.

“La Classe” è uno spettacolo che colpisce: è come un pugno nello stomaco ed ambientato in scuola superiore, un istituto comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano direttamente al lavoro. La “classe” in questione è davvero particolare: nessun docente la vorrebbe avere.

Del resto, come succede, la scuola, le aule, gli studenti e il corpo docente sono lo specchio esemplare della società e, in questo caso, della depressione socio-economica della città in cui è ambientato lo spettacolo.

L’incontro con un insegnante può cambiare il senso dello stare a scuola e il corso della vita di una persona.

Il progetto “La Classe” è ambizioso, innovativo e vede la sinergia di soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo e prende avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.

Un innovativo esperimento di data storytelling che prevede anche, in collaborazione con Phidia e Sirp Lazio, la realizzazione di una serie di incontri-lezioni sul tema dell’accoglienza con gli studenti di alcuni Istituti scolastici del territorio laziale.

La storia è ambientata ai giorni di oggi, in una cittadina europea in forte crisi economica, dominata da violenza e disagio sociale.
La scuola, in generale, e la classe, in particolare, riflette questo conflitto.

Fuori da questa città, c’è un luogo definito lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente.

La presenza di quest’area ha ulteriormente deteriorato un tessuto sociale estremamente vulnerabile ma, paradossalmente, ha anche portato lavoro.

Albert, 35enne, straniero di terza generazione, laureato in Storia, è alla prima esperienza lavorativa: viene assunto all’istituto comprensivo nel ruolo di professore potenziato per tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari.

Il Preside dell’istituto comprensivo gli dà subito indicazioni precise: il corso non ha alcuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi.

Albert riesce a conquistarli, dopo gli attriti iniziali; riesce a far breccia nel loro disagio. È grande il docente che, in un contesto di degrado e di maleducazione, conquista la fiducia degli allievi.

Propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.


I ragazzi si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti.

La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati proprio dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo, ma poi vi riesce.

Il cuore alla fine batte per questa classe, per la ragazza che ha tentato di suicidarsi, dopo essere stata violentata dal padre, per il bullo e per tutti i ragazzi vittime di disagio sociale, che si possono certamente recuperare.

L’appuntamento rientra nell’ambito della stagione nata dalla collaborazione tra il Comune di Viterbo e ATCL Circuito multidisciplinare del Lazio, sostenuto da MIC – Ministero della Cultura e Regione Lazio.

Alla fine tanti applausi per gli attori, veramente bravi.

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