Untore HIV condannato dopo le cure a Belcolle

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Claudio Pinti è stato condannato a 16 anni e 8 mesi di carcere dopo essere uscito dall’ospedale Belcolle di Viterbo. Il 35enne, ex autotrasportatore ad Ancona, è noto come l’untore di HIV e sta scontando la pena a Rebibbia. Balzato alle cronache ormai da qualche periodo dopo la prima accusa da parte di una donna di 40 anni che ha portato alle indagini e all’arresto nello scorso giugno.

Contagiò, consapevolmente, la compagna che è poi morta nel 2017 e l’ex fidanzata che lo ha denunciato. Omicidio volontario e lesioni volontarie gravissime: queste le accuse a carico dell’uomo che si è sempre difeso sostenendo l’inesistenza dell’HIV come malattia.

Erano stati chiesti 18 anni, ad Ancona, per l’uomo che ha sempre rifiutato le cure specifiche forte della propria tesi che, però, ha causato il decesso di una donna. Nonostante il peggioramento della malattia, che lo ha portato a curarsi a Belcolle, Claudio Pinti, era presente in aula come l’ex fidanzata che lo denunciò un anno fa. L’accusato era stato ricoverato nel mesi di dicembre e dimesso solamente da qualche giorno.

Oltre i due casi noti, però, sono diventate un centinaio le accuse di contagio a suo carico con il passare del tempo. Una volta denunciato dalla 40enne, molte persone, lo hanno riconosciuto segnalando l’accaduto. L’uomo, effettivamente, ha da sempre dichiarato senza rimorsi di aver avuto almeno 200 rapporti sessuali con persone conosciute sui social. La maggior parte hanno in seguito contratto l’HIV.

”E’ un’invenzione delle cause farmaceutiche”, si era difeso in passato. Ora l’uomo, oltre al carcere, dovrà portare a termine anche un maxi risarcimento per tutte le sue vittime.

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