“Uomo nero e Life Savers”… nel giorno della Liberazione riaffiorano i ricordi!

"Quando cessarono le ostilità, io ero un piccolo bambino di circa quattro anni..."

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In questi giorni dedicati alla commemorazione della fine delle ostilità, con l’ingresso trionfale anche a Viterbo delle truppe Americane e inglesi, con al seguito anche le truppe di colore marocchine, che tante violenze hanno perpetrato in danno delle nostre donne, voglio scrivere un ricordo della mia infanzia, tanto particolare, che spesso mi sovviene. Quando cessarono le ostilità, io ero un piccolo bambino di circa quattro anni.

Mio padre era reduce fresco dal fronte russo, e giaceva ricoverato grave nell’ospedale militare di Venezia Lido. Con mia madre e mio fratello e altri parenti, eravamo sfollati in una campagna vicino a Vetralla, e vivevamo in una grotta di un certo Fiore. Ricordo che da quella posizione, dove si apriva la bocca della grotta, pochi mesi prima avevo assistito ad una sorta di fuochi artificiali.

Infatti, dal fianco buio della montagna, improvvisamente comparirono tante rose di fuoco, prodotte dalle bocche  dei cannoni della Divisione corazzata del Gen. Kellerman, che per puro caso si trovavano di passaggio a Viterbo, parcheggiati sulla Strada Cimina. Quella sera, quando i tedeschi avvistarono i bombardieri anglo americani che erano diretti su Viterbo, organizzarono una contraerea coi fiocchi.

Infatti, la reazione della divisione corazzata del Gen. Kellerman fu così furiosa, che riuscì a mettere in fuga la formazione dei bombardieri anglo americani. Sembrava una fortuna, e invece fu una disgrazia, che ci sostò poi cara. Infatti, un luogo così ben difeso è certamente altamente strategico. Allora, dopo pochi giorni, arrivò su Viterbo uno dei più pesanti bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale, con morti e distruzioni, come non si era mai visto. Ma torniamo all’episodio che vi voglio raccontare. Dunque il giorno che siamo rientrati a Viterbo, io ero in braccio a mia madre, che teneva per mano mio fratello Gianfranco, e dietro a noi c’era un carretto che portava le nostre poche cose. Arrivati a Ponte dell’Elce, accanto a noi si fermò una jeep verde, e ne scese un graduato di colore. Con un sorriso a 48 denti venne verso di me, e mi porse un pacchetto di caramelle Life Savers (le famose caramelle col buco).

Io che non avevo mai visto un uomo nero di pelle, cominciai a piangere e a gridare come non avevo mai fatto, per lo spavento, tanto che l’ufficiale dapprima cercò di rabbonirmi con una carezza, ma poi, amareggiato e sconsolato, regalò le caramelle a mia madre e risalì sulla jeep. In quel momento si era materializzato l’uomo nero delle minacce che mi facevano mia madre e mia nonna, quando facevo i capricci: “Se non stai buono chiamiamo l’uomo nero!”, oppure la strofa della ninna nanna che mia madre mi cantava sempre: ….. lo daremo all’uomo nero che lo tiene un anno intero.” Questi i miei ricordi della festa che si celebra oggi. Scusate se è poco.

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