Urbano IV, il papa “sponsor” di se stesso

Giacomo Pantaleone di Troyes, stanco di tante lettere spedite al Papa Alessandro IV, senza mai ricevere alcuna risposta, si era deciso a partire alla volta di Roma, per conferire direttamente con il Pontefice

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Il Palazzo dei Papi di Viterbo. Foto di Diego Galli

sagginiDal 1257 al 1281 nove papi (Alessandro IV, Urbano IV +, Clemente IV, Gregorio X +, Innocenzo V, Adriano V, Giovanni XXI +, Niccolò III + e Martino IV +) posero stanza a Viterbo. La croce dopo il nome indica i papi che sono stati eletti a Viterbo.

Nella città con il simbolo del leone nemeo si tennero cinque elezioni, e furono eletti sei papi. Infatti secondo una leggenda che non trova però conferma, nella elezione dove uscì Papa Giovanni XXI si era già eletto Vicedomino Vicedomini che morì la stessa notte.  Contrariamente a quanto si possa pensare, se proprio vogliamo essere precisi, i conclavi non furono cinque, ma solamente quattro. Infatti, il neologismo “conclave” è derivato dalle parole latine clausi cum clave (chiusi a chiave), e fu coniato a Viterbo nell’anno 1270, durante l’elezione più lunga della storia della Chiesa per dare un successore a Clemente IV. Carlo d’Angiò soffiava su quel conclave perché voleva un altro papa francese, mentre i cardinali italiani volevano un papa italiano.

In precedenza, alla morte di Alessandro IV (1261), era già stata fatta la prima elezione di un Papa a Viterbo, nella persona di Giacomo Pantaleone di Troyes, che prenderà il nome di Urbano IV, ma in quel momento non era stato ancora coniato il neologismo “conclave”.

La decisione drastica di chiudere a chiave i Cardinali componenti il Sacro Collegio, fu dell’intrepido Capitano del Popolo Raniero Gatti il Giovane, durante il conclave più lungo della storia della Chiesa, che durò due anni e nove mesi.

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Urbano IV e il miracolo eucaristico di Bolsena

Ma procediamo con ordine. Alla morte di Alessandro IV, avvenuta in Viterbo il 25 maggio 1261, in ossequio all’antica regola secondo la quale, l’elezione del Papa si doveva celebrare nella stessa città dove era morto, si svolse qui la prima elezione di un Papa.

Il destino in quel tempo aveva combinato le cose per cambiare la vita del Patriarca di Gerusalemme, che era venuto da pellegrino a Viterbo, perché voleva incontrare papa Alessandro IV. Quando però quel Patriarca arrivò a  Viterbo, il Pontefice era appena morto.

Infatti, Giacomo Pantaleone di Troyes, uomo dal carattere forte e volitivo, stanco di tante lettere spedite al Papa Alessandro IV, senza mai ricevere alcuna risposta, si era deciso a partire alla volta di Roma, per conferire direttamente con il Pontefice, sui tanti problemi della Chiesa a Gerusalemme, e nei luoghi santi.

Quando alla fine di un viaggio lungo e faticoso il Patriarca bussò al Palazzo del Laterano, si sentì rispondere che il Papa si trovava a Viterbo. E quando finalmente il Patriarca con il fido segretario, varcarono le porte della città con il simbolo del leone nemeo, furono accolti dai rintocchi lenti e cupi, delle campane di tutte le chiese, che suonavano a morto. Il Vescovo rimase stupito di tutte quelle campane, e pensò che, certamente, fosse morta una persona molto importante.

Quando arrivò al Palazzo degli Alemanni, seppe che quella persona era il Papa Alessandro IV in persona. Infatti, il Pontefice era morto quel giorno stesso, il 25 maggio 1261.

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Papa Urbano IV

I porporati che si riunirono per l’elezione del successore erano solo otto, ma anche con un numero così esiguo di Cardinali, i motivi di discordia che nacquero subito, furono moltissimi. Uno di questi era poi veramente insormontabile: ben quattro porporati avevano tutte le carte in regola, per aspirare a diventare Papa. Anche un antico adagio popolare sa come vanno queste cose: “Quando in un pollaio ci sono più galli a cantare, non si fa mai giorno”.

Infatti, passavano le settimane e i mesi, e il Patriarca di Gerusalemme attendeva fiducioso l’elezione per conferire con il nuovo Papa. Ma il tempo scorreva inesorabile, e il conto della locanda cresceva sempre di più. Giacomo Pantaleone cominciava a spazientirsi, perché doveva anche ritornare nella sua diocesi di Gerusalemme. Allora pensò bene di chiedere un’udienza ai Cardinali che componevano il Sacro Collegio, nella certezza matematica di parlare anche con il nuovo Papa.

Accadde così che quando il Vescovo fu al cospetto degli otto Cardinali, egli facesse presente tutti i problemi della Terra Santa, e si spingesse anche oltre, disegnando il profilo del nuovo Papa.

“La persona che sarà eletta al soglio di Pietro – disse – deve essere robusto di fisico e risoluto, perché deve fare fronte alle tempeste che si stanno addensando sul papato, e sui suoi possedimenti. Manfredi non può essere fermato solo con le armi spirituali dell’anatema. Il nuovo Papa dovrà cercare anche nuove alleanze militari, e riportare la pace e il dominio assoluto sulle terre della Chiesa”.

Gli otto Cardinali ascoltarono attentamente il Patriarca di Gerusalemme, che aveva le idee ben chiare e le esponeva avvalendosi di un’ottima dialettica. Mentre parlava, sembravano tutti pendere dalle sue labbra, e convinti delle sue ragioni. Il Patriarca, appena concluso l’intervento, invocò lo Spirito Santo sui Cardinali che stavano per eleggere il nuovo Papa, e si congedò soddisfatto.

Quel giorno stesso, al momento dello spoglio delle schede, ci si accorse che era stato eletto Papa proprio lui, Giacomo Pantaleone di Troyes, Patriarca di Gerusalemme, che prenderà il nome di Urbano IV.

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