Alla plenaria del Parlamento UE la prima Presidente della Commissione Europea donna esce allo scoperto: "Mi sono sentita ferita e lasciata sola"

Ursula Von Der Leyen si espone per la prima volta sul caso “sofagate”

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Von Der Leyen

Si parla ancora di sofagate, ancora di Erdogan, ma questa volta è la diretta interessata ad uscire allo scoperto. Ursula Von Der Leyen si è espressa per la prima volta sulla vicenda, sulla quale fino a questo momento aveva preferito tacere. Il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, durante l’assemblea, ha confermato la sua costernazione per la situazione che si è venuta a creare all’arrivo ad Ankara.

All’arrivo nella capitale turca, Von Der Leyen e Michel, hanno trovato una sola poltrona accanto a Erdogan (prontamente occupata da Michel), così la Presidente della Commissione Europea si è vista costretta a sedersi sul sofà, lontana dai due uomini e dai “loro” discorsi. Durante il discorso del Presidente del Consiglio europeo, Ursula Von Der Leyen, è glaciale, non fà trasparire alcuna emozione, probabilmente concentrata sul discorso forte che era pronta a fare davanti al Parlamento.

Quando prende parola non attacca solo il sultano Erdogan, ma guarda anche in casa. Analizza quindi il sofagate e cerca di trovare una spiegazione diversa da quella che tutti ci siamo dati: “In visita in Turchia due settimane fa mi aspettavo di essere trattata come presidente della Commissione ma non è stato così. Non riesco a trovare alcuna giustificazione nei Trattati europei per il modo in cui sono stata trattata. Quindi, devo concludere, è successo perché sono una donna».

Ma continua, lanciando una frecciatina al proprio compagno di viaggio Charles Michel, “per essere credibili non dobbiamo solo criticare gli altri, dobbiamo anche agire a casa“. Ma, più verosimilmente, si riferisce alla mancata ratifica di alcuni Stati membri dell’UE della Convenzione di Istanbul del 2011. Convenzione dalla quale la Turchia di era tirata fuori proprio poco prima del viaggio istituzionale diretto nella capitale Turca. La Convenzione di Istanbul si era proposta come strumento di lotta verso la violenza sulle donne, verso la parità di genere, verso i diritti dei bambini, insomma, verso il cambiamento. A distanza di 10 anni qualcosa forse è cambiato, in alcuni paesi, ma nella maggioranza degli Stati membri è rimasto tutto tale e quale a prima. Ciò non vuol dire fermarsi, la lotta ai diritti di donne e bambini non permette stop, piuttosto vuol dire fare ancora di più per scoraggiare e isolare chi dei diritti di donne e bambini se ne frega, per di più in mondovisione.

L’alta risonanza mediatica che ha avuto il sofagate è un altro punto su cui Ursula Von Der Leyen vuole focalizzarsi. Lancia infatti un messaggio a tutti i milioni di donne che “sono ferite ogni giorno in ogni angolo del nostro pianeta e non hanno né il potere né un incarico che permetta loro di parlare“. Von Der Leyen ha maledettamente ragione, perché di comportamenti come quelli tenuti da Erdogan se ne vedono ogni giorno, ma nel 99% dei casi, purtroppo, non c’è nessuno a riprendere. Presenterà perciò entro fine anno una legislazione per la difesa di donne e bambini, sui quali, il cambio mentale e culturale, è già ampiamente in ritardo.

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