Il Presidente degli USA lancia una proposta che sembra molto simile a quella che divide il nostro paese da mesi, ma sono comparabili?

USA, quella proposta da Biden è veramente una tassa patrimoniale?

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Biden, nel suo 100esimo giorno da Presidente USA, decide di prendere posizione coraggiosamente su un tema divisorio e molto “di sinistra”. Annuncia un piano per le famiglie e per i ceti medi e disagiati da 1800 miliardi, il nome del progetto è American Families Plan. Nel documento presentato il primo punto è il miglioramento dell’accesso all’istruzione, punto cardine per avviare il processo di appianamento delle disuguaglianze, le quali sappiamo essere enormi oltreoceano. All’interno del documento si parla anche di assistenza sanitaria (poco garantista per i meno abbienti), di permessi dal lavoro e aiuti anti-povertà. Tuttavia dovrà essere approvata dal Parlamento.

È francamente inverosimile vedere la proposta di Joe Biden entrare in vigore. I Repubblicani sono schierati in blocco a sfavore, mentre i Dem, seppure in maggioranza, sono divisi. Infatti i democratici più moderati sono dubbiosi sulla proposta del loro Presidente.

Ma veniamo al dunque. Dove verrà reperita questa enorme somma di denaro? Sui ceti più abbienti. Si stima che l’1% degli americani dovrebbe portare nelle casse 1500 miliardi in 10 anni. Ma, tecnicamente, Biden vuole portare lo scaglione più alto dal 37% (voluto dai repubblicani) al 39,6%. Si tratta di una proposta fortemente progressista per l’America, neanche i suoi predecessori Obama e Clinton si erano mai spinti così in là.

E in Italia come si struttura la patrimoniale? Cominciamo col dire che i due sistemi economici non sono assolutamente paragonabili, provengono da due filosofie diverse e culturalmente anche sono distanti anni luce. Ad ogni modo, nel Belpaese, portavoce della tassa patrimoniale è stato principalmente Nicola Fratoianni (SI). Il meccanismo prevede un’aliquota progressiva a partire dallo 0,2% per i patrimoni netti tra i 500mila euro e il milione, dello 0,5% tra il milione e i 5 milioni, del 2% al di sopra dei 50 milioni e fino al 3% sopra il miliardo di euro.

Ma a differenza dei nostri amici americani, noi, di patrimoniali, ne abbiamo già più o meno una quindicina. Sono solo ben nascoste. Si stima che nel 2017 hanno generato un gettito che ha sfiorato i 46 miliardi di euro. La fanno da padrone le imposte sugli immobili, che hanno consentito all’Erario di incassare 21,8 miliardi. Dal bollo auto sono arrivati nelle casse dello Stato 6,7 miliardi, mentre l’imposta di bollo ne ha portati altri 6,3. L’imposta di registro e sostitutiva è ammontata invece a 5,3 miliardi.

In Italia i patrimoni sono già ben tassati, in questo modo si tasserebbero due volte, poiché generalmente si tratta di redditi già sottoposti a prelievo fiscale. Inoltre, un’ulteriore tassazione genererebbe una copiosa fuga di capitali, una tremenda elusione del fisco, la quale sarebbe disastrosa per l’economia nostrana.

Le due proposte sono perciò comparabili, ma ponendole nel giusto contesto. In America è culturalmente distante anni luce, ma probabilmente porterebbe enormi benefici. In Italia è più vicina e meno “aliena” come proposta, ma porterebbe probabilmente una fuoriuscita di capitale dal territorio nazionale e un’evasione fiscale ancora più elevata, una vera e propria catastrofe.

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