Vaccino per il Covid19: sì o no? Sappiamo tutto e non sappiamo niente

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vaccino

2020, pianeta Terra, funzionalità tecnologiche estreme: tutto avanzatissimo, certamente, ma non abbastanza per avere notizie certe e non contraddittorie su un vaccino. La scienza avanza in tutte le sue forme accompagnata dalla tecnologia, ma a oggi, dopo praticamente 6 mesi di epidemia mondiale, ancora non si sa nulla di sicuro su di esso.

Sembrava ce la dovessimo fare per settembre: l’azienda di Pomezia IRBM, collaborando con la Oxford University, aveva diffuso tramite vari delegati e a più testate la notizia secondo cui il vaccino sarebbe stato pronto in pochi mesi, per la mancanza di un numero modico di test, qualche migliaio. Di loro, da diverse settimane, nessuna notizia, e anzi molte smentite indirette.

Intanto però c’è la dichiarazione di Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, il quale crede che l’antidoto non arrivi prima del 2021, e ancora Nicola Magrini dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che è dello stesso avviso; inoltre ha parlato in questi giorni Anthony Fauci, immunologo membro della task force della Casa Bianca sul Covid-19, sostenendo che il vaccino non possa essere pronto prima di dicembre/gennaio.

Se si fa qualche ricerca, però, si scopre perdipiú che un vaccino sicuro e adatto può richiedere per la ricerca anche 10 anni. E perfino che il vaccino stesso potrebbe non bastare, perché potrebbe dare un’immunità solo temporanea.

Addirittura ormai si parla della possibilità di non farlo neanche, visto che sarebbe “inutile”. A sostenere tale tesi è stato Roberto Gallo, virologo dell’ospedale Sacco di Milano, il quale crede che l’immunità creata da un ipotetico vaccino non sarebbe duratura, essendo simile all’HIV in alcune componenti chimiche. Addirittura l’esperto parla di una impossibilità di raggiungere l’immunità, anche per chi ha già contratto il virus.

E la difficoltà nel raggiungimento della tanto parlata “immunità di gregge” è confermata, per altro verso, anche da alcune analisi svolte da diversi paesi per le quali il numero di persone contagiate sarebbe ancora lontanissimo da quella totalità di contagi richiesti per la scomparsa naturale.

Non parliamo poi di tutte quelle persone (di stampo apertamente “complottista”) le quali scrivono già da ora, in massa, che si rifiuterebbero categoricamente di assumere sostanze scelte dall’élite; questo genere di individui sono molto più diffusi di quanto si possa credere, e in caso di vaccino messo a punto creerebbero non pochi problemi.

Insomma, come al solito un dibattito infinito con mille voci e mille contraddizioni che rende molto insicura una dimensione come quella sanitaria che dovrebbe, prima di tutte, non essere mai violata. Questa volta, nonostante l’evoluzione delle scienze, rimarremo, come con altre circoscritte malattie, ignoranti in materia di cure, e dovremo imparare a convivere con il Covid19.

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