Vasanello, pervaso dallo spirito della “Casa di Nazaret”

La riflessione è partita dalla considerazione per cui sembrerebbe che tutta la presenza di Cristo sulla terra si sia ridotta a quella degli ultimi tre anni dedicati a insegnare la Verità, a costruire la Chiesa, a formare gli apostoli.

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“Lunedi alle ore 9.00, dopo la Messa mattutina, ha avuto termine la peregrinatio della Vergine Lauretana a Vasanello, in cui la partecipazione di popolo, nonostante la pioggia incessante, è stata intensa e raccolta. La prevista processione della domenica per le vie del paese, completamente addobbato a festa, ha seguito solo il breve percorso all’interno del centro storico e della piazza. Ciò che più ha edificato l’incontro con la Regina della Santa Casa è stata la meditazione che Mons. Vescovo Romano Rossi ha condotto in una chiesa attenta e gremita all’inverosimile e in cui ha focalizzato il significato di Nazaret per la crescita spirituale del cristiano.

La riflessione è partita dalla considerazione per cui sembrerebbe che tutta la presenza di Cristo sulla terra si sia ridotta a quella degli ultimi tre anni dedicati a insegnare la Verità, a costruire la Chiesa, a formare gli apostoli. E invece no!

Con tutto il programma che aveva in mente di completare nella vita terrena, con tutto quello che c’era da fare, perché ha deciso che non erano troppi trenta anni per predicare agli uomini l’esempio del silenzio, del nascondimento e della quotidianità di una vita tirata avanti in modo normale e faticoso, come la nostra vita di lunedì, martedì…? Certamente è facile comprendere il Gesù dei miracoli, non altrimenti il Gesù della vita nascosta.

Nazaret è stato un passo in più per scoprire quanto Cristo ha preso sul serio la vita comune, anche con i calli sulle mani ad aiutare il padre falegname. E avrà avuto sempre lavoro, oppure, quando non ce n’era sarà andato anche Lui a fare il manovale in una Nazaret che a quei tempi conosceva una certa espansione edilizia? Probabilmente descrive la propria vita, la propria giornata, quando ci propone la parabola degli operai assunti nelle varie ore! Essere come Dio non significa essere incompatibili con la precarietà, con il parlare con la Madonna anche di economia. Quali i possibili dialoghi quotidiani con la propria Madre? Non di certo stavano con il rosario in mano! Saranno stati dialoghi certamente del tipo: hai visto quello, hai incontrato quella persona? Ti hanno chiamato? Forse ti chiameranno! Stai attento a quello! Hai ricevuto il compenso per il lavoro nella casa in fondo alla via? Oggi stai tu in bottega che tuo padre non sta bene! E inoltre a trent’anni, nei suoi ritorni a Nazaret, quanti pettegolezzi e pregiudizi, quanta ignoranza e gelosia nei suoi confronti.

La discesa di Cristo sulla terra non è avvenuta tra il bagliore di lampi e il fragore di tuoni, ma come uno di noi. Nazaret è la pochezza, è la normalità, è la quotidianità dove si è sperimentato che il Divino non è incompatibile con l’umano e l’umano è la lingua che Gesù ha scelto per rendere comprensibile il Divino. Se l’Annunciazione è il momento in cui il Figlio ha preso carne; se la Natività è il suo ingresso in mezzo a noi, la sua vita a Nazaret è la porta attraverso cui siamo invitati a scoprire la grazia della sua presenza nello straordinario del quotidiano. Il Dio lontano, diventando Nazareno, si è fatto vicino proprio per sentircelo come uno di noi.

La Regina di Loreto è oggi una forma visibile per indicarci proprio che Nazaret siamo noi, Nazaret è dentro di noi; per dirci: io ho avuto il Figlio in casa nella vita di tutti i giorni, anche con i calli sulle mani, solo e disoccupato; se mi portate dentro le vostre famiglie, io ve Lo porto e Lo lascio a voi ed accoglietelo per stare con voi nel vostro quotidiano, come Grazia sempre nuova. Lui che da ricco si è fatto povero, si è fatto Nazareno! Lui che si è rimpicciolito come semplice uomo di paese per diventare nostra compagnia, ricchezza, seme e vita. Lui che ti libera la vita dalla solitudine. Lui che ti trasfigura l’ordinario. Proprio in questo passaggio della trasfigurazione dell’ordinario sta l’esperienza spirituale del cristiano, sta quel percorso che ti trasforma un’idea in sensazione, che ti trasforma ciò che capisci con la testa in una carezza che ti avvolge il cuore e te lo tiene caldo. Dovremmo oggi fare tesoro del pensiero di Charles de Foucault “dal momento che Dio esiste, io non posso vivere che per Lui; non solo per Lui, ma come Lui”; e, una volta riavvicinatosi alla fede, la prima cosa che fece, si reca, come tanti altri santi, a Nazaret, dove, nella permanenza di Gesù in quel buco di paese, cerca di scoprire la chiave per cogliere il significato della Incarnazione e Redenzione.

Sulla scia della meditazione di Mons. Vescovo, una riflessione fatta da chi scrive fa appello al suggestivo quadro fornito dalla poesia di Mario Luzi quando, immagina Gesù, nella salita al Calvario, sentirsi angosciato più del giusto nel congedarsi dal suo vissuto terreno e chiedersi di essere stato troppo uomo fra gli uomini oppure troppo poco; di aver fatto troppo suo il terrestre oppure di averlo rifuggito: “Padre mio, mi sono affezionato alla terra più di quanto non avrei creduto. Io ci sono nato quasi di nascosto, ci sono cresciuto e fatto adulto in un suo angolo quieto tra gente povera, amabile e esecrabile…. È solo una stazione per il figlio Tuo la terra, ma ora mi addolora lasciarla e perfino questi uomini e le loro occupazioni, le loro case e i loro ricoveri mi dà pena doverli abbandonare…. La vita sulla terra è dolorosa, ma è anche gioiosa: mi sovvengono i piccoli dell’uomo, gli alberi e gli animali….”.

Nella preghiera conclusiva alla Vergine, è da custodire l’invito di Mons. Vescovo a scoprire la presenza di Cristo accanto a noi e a trasformare l’ordinario della vita nello straordinario della Grazia, la fatica di vivere nella gioia di sperare. E fare propria l’invocazione perché la casa di Nazaret possa diventare per le nostre case modello di fede vissuta e di intrepida fiducia, affinché nelle chiese domestiche possa crescere la Santa Chiesa e dappertutto diffondersi l’Amore di Cristo”.

 

Si legge in un comunicato di Antonino Scarelli.

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