Via dall’Afghanistan: l’Italia ammaina la sua bandiera

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L’Italia ammaina la sua bandiera dalla base di Herat dove ha sventolato per circa 20 anni. È ora di partire. Anche i soldati italiani, insieme a quelli americani e  della Nato tornano a casa e lasciano l’Afghanistan.

Resteranno solo i turchi come forza Nato a presidiare l’aeroporto, condizione posta dai paesi occidentali per continuare a mantenere aperte le proprie ambasciate.

Il bagaglio non è leggero da portare:  53 caduti,  molti feriti e una missione con 2.290 progetti portati avanti, dal 2005 a oggi, con una spesa totale di 58 milioni 423.735 euro.

Una missione importante: in due decenni i nostri militari sono riusciti a entrare nel cuore degli abitanti e a farsi rispettare.

Lasciamo quella terra dopo aver ottenuto obiettivi di sicurezza internazionale e progressi della vita democratica del Paese, dall’ istruzione alla parità di genere.

L’intento era quello di cercare di portare la pace in un Paese tanto martoriato dai terroristi,  ma anche di realizzare scuole (105), poliambulatori (44), ponti (3), chilometri di rete idrica e tante altre strutture utili alla popolazione.

Inoltre, importante è stato anche l’addestramento delle forze di sicurezza afghane. Ma ormai il 28 giugno è vicino:  il Tricolore tornerà a casa, in Italia.

Presenti l’altro ieri all’ammainabandiera: il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, il Capo di Stato Maggiore della Difesa generale di squadra Enzo Vecciarelli e il comandante del Coi (Comando operativo di vertice interforze) generale Luciano Portolano e molti uomini e donne in divisa che in questi lunghi anni sono stati tra Herat, Kabul e le «fob» (forward operating base, la base operativa avanzata) chiuse ormai da tempo.
Non si lasceranno soli gli afgani: la comunità internazionale continuerà ad aiutarli, anche se l’impegno è stato ingente sia a livello politico, che economico.

Il comandante della Folgore, Beniamino Vergori, capo del contingente italiano, ha sottolineato che sarà “un rientro veloce e organizzato. Ottimi risultati si possono raggiungere quando dietro alle quinte ci sono uomini e donne che non si lamentano mai”.

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