Viola Di Grado a Rieti per il romanzo “Fuoco al Cielo” ispirato a uno scioccante fatto di cronaca

La scrittrice Viola Di Grado sarà a Rieti giovedì 11 aprile per presentare alla Libreria Moderna alle ore 18.30  il suo nuovo romanzo “Fuoco al Cielo”.

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La scrittrice Viola Di Grado sarà a Rieti giovedì 11 aprile per presentare alla Libreria Moderna alle ore 18.30  il suo nuovo romanzo “Fuoco al Cielo”.

Siciliana, 31 anni, debutta nel 2011 con il romanzo “Settanta acrilico trenta lana”, grazie al quale è stata la più giovane vincitrice del Premio Campiello Opera Prima e la più giovane finalista del Premio Strega.

Nel 2012 la sua opera prima compare tra i 10 romanzi più venduti negli Stati Uniti nella classifica del Marin Independent Journal. Attualmente è stato pubblicato in Francia, Germania, Stati Uniti e paesi anglofoni, Spagna, Paesi Bassi, Argentina e Portogallo.

Il nuovo romanzo “Fuoco al cielo”, uscito in libreria il 21 marzo 2019, racconta una storia d’amore appassionata e folle nel luogo più radioattivo del pianeta, Muslyumovo, remoto villaggio al confine con la Siberia.

Tamara e Vladimir, i due protagonisti, vivono in un’area geografica per decenni assente dalle mappe, la “città segreta”, luogo sinistro da cui è vietato uscire e comunicare con l’esterno, legato alla produzione di plutonio e responsabile negli anni ‘50 e ‘60 di ben tre catastrofi nucleari.

Un evento prodigioso sconvolgerà le loro vite e le loro certezze.

La storia è ispirata a fatti di cronaca che hanno scioccato il mondo.

Nel complesso Chelyabinsk-40, sul fianco orientale degli Urali del Sud, dal 1945 fino al 1951, scorie liquide radioattive di medio e alto livello vennero sistematicamente rilasciate in enormi quantità dalla centrale di Mayak nel fiume Techa, l’unica risorsa idrica per i 24 villaggi che si affacciavano lungo il fiume, esponendo alla contaminazione radioattiva più di centomila abitanti della zona.

Nel 1957 un serbatoio di sedimenti radioattivi esplose, irradiando di plutonio una regione di 23.000 chilometri quadrati.

Dieci anni dopo, avvenne il terzo disastro. Durante un periodo di secca, il lago Karachai si ritirò parzialmente – era l’estate del 1967 – lasciando tutto intorno a sé della melma altamente radioattiva che, dopo essersi seccata, fu portata via dal vento. Dal lago si sollevò dunque polvere radioattiva che ricoprì un’area di oltre duemila chilometri quadrati.

Le notizie non vennero diffuse per motivi militari e la popolazione, evacuata solo parzialmente, non fu informata delle reali condizioni di radioattività a cui era sottoposta.  Il governo sovietico sottopose gli abitanti della zona rimasti a periodici controlli medici di cui metteva al corrente centri di ricerca in Giappone, Stati Uniti, Germania, Francia e Svezia.

Muslyumovo è uno dei villaggi contaminati già dagli anni in cui il materiale radioattivo veniva direttamente scaricato nel fiume Techa. Non fu mai evacuato e la maggior parte dei suoi abitanti ha contratto malattie correlate alle radiazioni.

Nel romanzo di Viola Di Grado, la narrazione delle vicende legate al disastro si intrecciano con la storia tra Tamara e Vladimir e tutto il racconto è pervaso dal male che alberga sia nella “città segreta”, luogo reale di distruzione e di relegazione forzata, i cui danni superano Chernobyl, sia nelle pieghe più nascoste del rapporto tra i due innamorati.

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