“Visione?” Che parola fighetta… Ma niente paura, sindaco!

Il Sindaco dichiara di avere fastidio della parola visione. Mentre i fatti dimostrano il contrario, e che proprio di una visione manca il centro storico

186
Visione Viterbo

È venuto fuori qualche giorno fa che il nostro sindaco, Giovanni Arena, detesta una parola: visione. Fosse stata “vision”, in inglese senza la E finale, magari l’avrei capito. Infatti perché usare l’inglesorum quando c’è giusta giusta la paroletta italiana che esprime esattamente lo stesso concetto?

No, invece il Sindaco ce l’aveva proprio con “visione”.
“Non cominciamo a parlare di visione – si raccomandava in una intervista – o altre parole che vanno tanto di moda”. E lo diceva a proposito del centro storico di Viterbo, dopo che un Consiglio Comunale straordinario convocato ad hoc sull’argomento era riuscito soltanto a passare la palla alla terza Commissione consiliare, che a sua volta, dopo aver discusso al suo interno, aveva aggiornato il dibattito a un nuovo incontro – anch’esso concluso con un nulla di fatto – nella speranza di tornare a riparlarne tutti insieme in Consiglio Comunale.

Sul tavolo ben tre, anzi cinque ordini del giorno da cercare di unificare, più una delibera ( approvata nel 2013 e poi lasciata nel dimenticatoio ) da riprendere in considerazione.

In tutto questo il Sindaco dichiara di avere fastidio della parola visione. Mentre i fatti dimostrano il contrario, e che proprio di una visione manca il centro storico. Una visione e un timing di interventi che individui gli obiettivi di breve, medio e lungo periodo.

Ma non desidero entrare nel merito della questione, che tuttavia è centrale per la città. Voglio restare al Sindaco e al suo timore del termine visione; per dire che capisco che cosa gli dà fastidio di quella parola. È una parola fighetta, che sa di master in economia alla Bocconi e che forse al Sindaco appare più fumo che arrosto. Lo capisco il nostro Sindaco, perché, in un mondo che privilegia l’apparenza alla sostanza, uno che voglia essere concreto deve stare attento a cincischiare con le parole.

Tuttavia non è questo il caso. Qui una visione del futuro, un piano strategico serve eccome. Se si vuole governare e non semplicemente gestire l’esistente, la visione ci vuole. Ci vuole anche per fare uno step, scusate, un passo successivo. E cioè non soltanto governare ma conquistare egemonia nel campo delle idee e dei valori.

La sinistra questo orizzonte l’ha sempre avuto chiaro, la destra no. Come pure la DC, che pensava bastasse controllare le banche e le aziende di Stato. Poi però è stata travolta, e i 40 anni abbondanti di governo della DC non hanno lasciato traccia nella cultura nazionale.

Oggi siamo a una svolta. Il forno in cui la sinistra per lunghi anni ha cotto il pane della sua egemonia si è raffreddato. La UE di Moscovici e Dombrovskis non scalda i cuori come faceva il sol dell’avvenire. Per l’intero schieramento di centrodestra è arrivato il momento di provarci. Ma deve farsi trovare pronto e preparato. Senza ripetere l’errore della DC che si limitava a governare le banche e non proponeva un progetto di società. Ecco perché serve avere oggi il coraggio delle idee. E serve per l’appunto avere una visione. Che non è una parola strana da guardare con sospetto, ma un ponte verso il futuro in cui è bello incamminarsi insieme agli altri.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here