Viterbese-Arezzo: emo perso, ma jemo menato

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Lo so quello che ho scritto non è né bello e neanche sportivo. Poi non è bello alimentare la violenza, ma scusate tanto, io ho voluto solo ricordare alcuni episodi di quando ero ragazzo e giocavo a pallone.
Talvolta la rabbia per una sconfitta, si placava con qualche piccola baruffa a fine partita. Poi le botte, chi ne dava di più, o chi ne pigliava di meno, era tutto da vedere e da discutere, però la frase che ho scritto, ce la ripetevamo orgogliosi, quando eravamo di nuovo tutti insieme, noi della stessa squadra, guardandoci negli occhi: “Emo perso, ma jemo menato!”.
Bene torniamo a noi e alla partita perduta con l’Arezzo per due a zero. Siamo fuori dai Play off, ma siamo orgogliosi di avere nella nostra bacheca una meravigliosa Coppa Italia, guadagnata con il sudore della fronte, e unico trofeo della Viterbese da sempre. E questo lo dobbiamo a Piero Camilli, il grande condottiero viterbese che è riuscito nell’impresa e che, anche se spesso è lasciato solo, non demorde e continua a lottare come e meglio del leggendario Leone Nemeo. Andiamo avanti. Forse la serie B è ancora presto per questa Viterbese, che non riceve gli aiuti che dovrebbe ricevere. Volete che ve ne dica una: “Il campo in erba sintetica per gli allenamenti è stato promesso milioni di volte, ma i nostri politici non lo hanno ancora realizzato.” Ci fermiamo qui, non vorremmo girare troppo il coltello nella piaga. E adesso un saluto e un ringraziamento al grande stratega-condottiero che ha guidato la viterbese, in solitaria, con grande coraggio. Caro Piero, ti preghiamo di restare ancora a guidare questa nostra grande squadra, per il bene di Viterbo e dei tanti tifosi che ti amano e ti vogliono sempre al comando.

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