Viterbo al centro del mondo, la tragica storia avvenuta nella Città dei Papi

Alcune delle più importanti personalità europee si sono recate a Viterbo: una dolce storia che ha acquisito poi un sapore tragico

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Il luogo del tragico evento

Una storia tragica nella cittadina viterbese, un evento che a suo tempo ebbe una risonanza mondiale per le importantissime personalità coinvolte e per la cornice in cui si svolse.

Era il 13 Marzo 1271, quando Filippo III (re di Francia), Enrico di Cornovaglia (principe del Sacro Romano Impero) e due fratelli (Guido e Simone di Monfort) figli del Conte di Leicester approfittarono del transito sulla città dei papi per fare una sosta ed assistere ad una messa nell’odierna Piazza del Gesù, nella Chiesa di San Silvestro.

Durante questo ritrovo, però, accadde un evento profano e di risonanza internazionale: i fratelli di Monfort, volenterosi di vendicare la morte del padre causata dai seguaci del genitore di Enrico di Cornovaglia, attaccarono il principe (nonché loro cugino) alle spalle, proprio durante la messa all’interno della Chiesa di San Silvestro.

Il risultato di questa congiura fu sanguinoso e violento: morì il principe dei Romani, vicino all’altare, e contemporaneamente a lui anche due chierici lì presenti. Guido di Monfort, addirittura, tranciò la mano al giovane e, prima di scappare verso la Toscana con il fratello, abbandonò il corpo morente della vittima sul sagrato della chiesa.

Questo evento, come si può immaginare, ebbe una rilevanza enorme dai punti di vista politico e storico: creò dei forti dissidi internazionali e fu ripreso da molti studiosi e narratori in seguito (tra i quali Dante Alighieri).

Infatti l’evento sconsacrante colpì così profondamente i contemporanei che ne venne fatto riferimento anche nella più grande opera della letteratura italiana, la Divina Commedia, in cui il nostro amato Dante inserì l’assassino Guido di Monfort nel girone infernale, al canto XII, con i seguenti versi “Colui fésse, in grembo a Dio, lo cor che in su Tamigi ancor si cola”. Nel primo verso il riferimento è l’uccisione all’interno d’un luogo Sacro, appunto la Chiesa di San Silvestro, mentre nel secondo, poiché si dice che il re d’Inghilterra in seguito ripose il cuore della vittima in una colonna di un ponte di Londra, Dante intende dire che l’uccisione rimasta “in-vendicata” fa ancora colare di sangue il cuore nelle acque del Tamigi.

Viterbo, con la sua Piazza del Gesù, è dunque presente, sebbene in modo negativo, in una delle storie più tragiche e sacrileghe della storia mondiale, nonché nell’opera del più grande scrittore italiano di tutti i tempi.

 

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