L'opinione di un nostro giovane redattore

Viterbo, “cementificare” e mettere toppe non basta per risolvere i problemi

Il decoro urbano non è esattamente il punto forte della città di Viterbo, questo lo sappiamo tutti.

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gettate di cemento
Le gettate di cemento sui lastroni medievali

Questa mattina, osservando le gettate di cemento usate per coprire le zone dissestate del lastricato di San Pellegrino, mi sono reso conto una volta per tutte della tendenza, ormai sempre più frequente a Viterbo, a risolvere i problemi “cementandoli”, sopprimendoli con violenza, senza alcuna cura o attenzione nei confronti delle conseguenze.

Il decoro urbano non è esattamente il punto forte della città di Viterbo, questo lo sappiamo tutti.
Se c’è una cosa che, almeno a percezione, dovrebbe invece far parte dell’ambiente viterbese e del suo genoma, è l’attenzione alla storicità.
L’attenzione calorosa ed estremamente sentita portata nei confronti di celebrazioni come quella di Santa Rosa. Evento cui ogni Viterbese dedica sempre grandi quantità di passione e sentimento. Ciò dovrebbe essere “sintomo” e prova unica del valore che ciascun cittadino dovrebbe e deve dare alla storia, alla tradizione, a ciò che ha portato la città di Viterbo ad essere, nel bene e nel male, quello che è oggi.

In questo discorso allo stesso modo dovrebbero essere coinvolte le istituzioni. Quelle che per la sopra citata manifestazione sembrano impiegare ingenti mezzi, impegno e buona lena.
Ipocrisia, forse. Un’ipocrisia dimostrata ad ampie riprese dalla vista di quartieri storici come San Pellegrino. Zone morenti dove la sola vita esistente, quella della movida dei ragazzi, è profondamente messa a rischio da una gestione amministrativa che poco sembra voler badare alla vivibilità reale della città.

Un’ipocrisia confermata grandemente questa mattina da quelle rozze, antiestetiche e quasi vandaliche gettate di cemento utilizzate per “mettere una pezza” li dove il lastricato appare deficitario.
Spaccato, irregolare, rialzato. Non c’è problema, basta del cementino per coprire le crepe venutesi a formare su anni e anni di storia.
Già, di storia si tratta, perché quando noi tutti poggiamo i piedi sui Sampietrini o sui lastricati del 1200, stiamo passeggiando sulla storia della nostra città. Su un patrimonio unico che caratterizza l’estetica del centro storico tipicamente italiano, il solo nel suo genere.

E allora, con la stessa facilità con cui i protagonisti della nostra amministrazione cambiano casacca per porre rimedio ai propri fastidi, quando la storia inizia a disturbarci, decidiamo di coprirla con cemento. Viterbo è la città delle gettate.
La movida crea problemi? Cemento! Schiacciamola, soffochiamola. Sampietrini e lastricati sono dissestati? Cementiamoli. Il centro storico è una zona morente, difficile da smuovere e da valorizzare? Cementiamola. Prima o poi, qualcuno, se ne dimenticherà.

I problemi, a Viterbo, li risolviamo sopprimendoli chimicamente, in modo semplice e indolore. Niente cura, niente attenzione. Non si cerca la giusta medicina per il malato. Lo si sopprime, come fosse un cavallo da corsa con una zampa rotta. Costringiamo, la nostra città, all’eutanasia, mentre ci scandalizziamo (a giusta o meno ragione) quando a volerla praticare è un malato terminale.

Ipocrisia anche in questo. Perché per i festeggiamenti di Santa Rosa possiamo (e facciamo bene) smuovere mari e monti. Il resto, invece, può essere cancellato. E questo, proprio, non va bene.

 

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