Viterbo “città morta”? Falso! Ben collegata, può diventare l’ Oxford italiana

A parte il fatto che non mi piace per nulla l’idea di vivere in una città morta, credo proprio che questa cosa qua non sia per niente vera.

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Urgenze
Foto di Erika Orsini

“Viterbo città morta” è il ritornello che da un po’ di tempo circola sui social cittadini e che rischia di diventare senso comune. A parte il fatto che non mi piace per nulla l’idea di vivere in una città morta, credo proprio che questa cosa qua non sia per niente vera.

Pensate soltanto alla nostra Università, di cui in questi ultimi giorni si è parlato in vista dell’elezione, a fine ottobre, del nuovo Magnifico Rettore. Mi è capitato di leggere le dichiarazioni dei due candidati alla successione del professor Alessandro Ruggieri, che sono Stefano Ubertini – direttore del DEIM, Dipartimento di economia, ingegneria, società e impresa – e Giulio Vesperini – direttore del DISTU, Dipartimento di studi linguistico-letterari, storico-filosofici e giuridici.

Chiostro dell’Ateneo dell’Università della Tuscia

Entrambi hanno sottolineato la necessità di rafforzare le aperture internazionali dell’Università della Tuscia, che tuttavia già oggi non sono affatto assenti. E, se permettete, una città che con la sua Università si proietta sullo scenario internazionale non è una città morta.

Anzi la sua vocazione potrebbe essere quella di diventare la Oxford o la Cambridge di Roma – uno dei due candidati all’una carico di Rettore lo diceva esplicitamente. Potrebbe decongestionare le università romane, garantendo eccellenza formativa, rapporti continuativi con i docenti e fra gli stessi studenti. Il tutto arricchito dalla bellezza della città e del suo territorio.

Gli 80 chilometri di distanza di Viterbo da Roma, in una normale realtà europea o americana, sarebbero considerati una distanza di prossimità, da percorrere in treno in un’oretta. Invece qua da noi sono un disastro.

Viterbo non è una città morta. Purtroppo è innanzi tutto una città collegata maledettamente male. Immaginate Viterbo raggiungibile in poco più di un’ora da Roma quanti studenti in più potrebbe attirare e anche quante persone potrebbero scegliere di vivere qua facendo i pendolari se devono lavorare a Roma.

universitari

E allora invece di piangerci addosso sarebbe più utile, tutti insieme, non dare tregua a Stato e Regione sull’emergenza trasporti, che resta ia grande questione irrisolta della città. Fare di Viterbo la Oxford italiana non è un’impresa impossibile, hanno ragione i candidati Rettori. Anzi sembra un ruolo che si attaglia molto bene all’anima profonda della città: città dei Papi, con il centro medievale più esteso d’Europa, con le terme, i boschi e i laghi tutto intorno. Un luogo ideale per ospitare studenti e docenti, convegni, incontri di studio.

La battaglia comune, al di là di tutte le differenze politiche, dovrebbe essere quella per rompere lo splendido isolamento di Viterbo, che non è tanto quello determinato dalle sua mura, quanto quello  al di furori delle mura. Collegamenti facili e veloci con Roma e con Civitavecchia cambierebbero il destino delle città. E in questo quadro anche l’ipotesi del terzo scalo aeroportuale diventerebbe il logico completamento del nuovo sistema infrastrutturale viterbese.

Per una Viterbo che insieme sarebbe Città dei Papi e nuova Oxford d’Italia.

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