“Viterbo come Oxford”, la parola al candidato rettore Unitus Stefano Ubertini

Il nuovo Rettore subentrerà al professor Alessandro Ruggieri ( 2013 - 2019 ) e sarà chiamato a reggere l'Università della Tuscia fino al 2025

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Il direttore del DEIM Stefano Ubertini
Il prossimo 2 ottobre si svolgeranno a Viterbo le elezioni di Ateneo per rinnovare l’incarico di Magnifico Rettore. Il nuovo Rettore subentrerà al professor Alessandro Ruggieri ( 2013 – 2019 ) e sarà chiamato a reggere l’Università della Tuscia fino al 2025. E’ un appuntamento molto importante per Viterbo, chiamata a confermare e valorizzare la sua vocazione di Città universitaria.
Primo a candidarsi, intorno alla metà di luglio, è stato il professor Stefano Ubertini, docente ordinario di Macchine e Termodinamica applicata, nonché Direttore del DEIM Dipartimento di Economia, Ingegneria, Società e Impresa dell’Università della Tuscia.
La Mia Città News gli ha chiesto un’intervista, che il Professore ha gentilmente concesso.
giornata università
Professor Ubertini, lo scorso 26 febbraio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’Università della Tuscia ha festeggiato i suoi primi 40 anni di vita. Come valuta il suo stato di salute? 
La nostra Università è in salute, i dati ci collocano nelle primissime posizioni in Italia per livello di soddisfazione degli studenti, per qualità della ricerca e nella funzione, chiave per un’università pubblica, di ascensore sociale, ovvero la capacità di laureare studenti con genitori non laureati. Certamente ci sono significativi margini di crescita, soprattutto nella dimensione internazionale dell’Ateneo, che fatica ad attrarre studenti stranieri, e nel supporto alla ricerca, dove occorre valorizzare meglio le competenze presenti ed aumentare la capacità di reperimento di fondi di ricerca.

 

Dall’analisi CENSIS 2019 risulta che uno dei punti di forza del nostro ateneo è l’occupabilità post lauream. Tutto a posto allora o c’è ancora da migliorare?
Si tratta certamente di un ottimo risultato, considerando anche il contesto territoriale in cui opera il nostro Ateneo. La capacità di trovare lavoro dei nostri giovani laureati è una conseguenza diretta della qualità dei corsi di studio e i buoni risultati, confermati anche dai dati tendenziali di Almalaurea, certificano il valore della nostra offerta formativa e le qualità professionali dei nostri docenti. Sono convinto allo stesso tempo che possiamo mettere in campo azioni per aumentare l’occupabilità dei nostri laureati: dobbiamo migliorare nella capacità di aggiornamento dei contenuti formativi, soprattutto in alcune aree, e rendere fruibile l’enorme mole di dati a disposizione per monitorare la domanda di competenze del mondo del lavoro e i progressi dei nostri laureati dopo il conseguimento del titolo. In questo contesto potrà aiutarci anche la costituzione dell’associazione “Alumni dell’Università della Tuscia”, che potrà rappresentare una rete operativa sia per la promozione dell’Ateneo che per il placement (ingresso nel mondo del lavoro ndr ) dei nostri laureati.

E’ utile che a Viterbo nascano nuovi corsi laurea o nuove specializzazioni? 
L’offerta formativa dell’Università della Tuscia va analizzata nel suo complesso e dobbiamo assicurarci che sia sempre adeguata al progresso culturale e tecnico-scientifico, ai mutamenti della società e alle esigenze del mondo del lavoro. È indispensabile che i corsi di studio abbiano obiettivi formativi specifici e facilmente riconoscibili e diano ai ragazzi concrete prospettive occupazionali. Per cui ritengo che, accanto al consolidamento dell’offerta formativa attuale, dovremo lavorare per rilanciare quei corsi di laurea con pochi iscritti, rinnovandone i percorsi formativi, e al tempo stesso valutare con attenzione nuove proposte didattiche fondate sulle competenze dell’Ateneo e sulle potenzialità occupazionali. Il tutto compatibilmente con la numerosità del corpo docente.
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Nel nostro ateneo ci sono più di 8.000 iscritti. Quali sono le loro provenienze geografiche prevalenti?
I dati più interessanti sono che oltre uno studente su quattro arriva da fuori Regione e poco più del 10% dalla città di Viterbo. Se guardiamo la Provincia di Viterbo arriviamo a circa il 40% degli iscritti al primo anno. La provincia di Roma ci fornisce circa il 30% delle matricole.

E’ soddisfatto o trova che sia da migliorare il rapporto di collaborazione e di scambio tra Università e Scuole superiori del circondario?
Il rapporto con le scuole del territorio è fondamentale per la crescita del nostro Ateneo e nella mia esperienza di Presidente di Corso di Studio e di Direttore di Dipartimento ho avuto modo di organizzare e partecipare a proficue attività di collaborazione nell’orientamento, nell’alternanza scuola-lavoro e in iniziative culturali comuni. Il numero di studenti provenienti da Viterbo e provincia, però, può ancora crescere e la chiave è migliorare la percezione della qualità del nostro Ateneo da parte delle famiglie. Ritengo anche che le attività di collaborazione con le scuole possano essere organizzate in modo più coordinato e armonico e debbano essere affiancate da momenti di confronto sulla relazione tra i programmi scolastici e l’offerta formativa universitaria. E non mi limiterei alle scuole superiori, la nostra Università dovrà farsi promotrice di percorsi educativi, campagne di sensibilizzazione e laboratori anche per i bambini delle scuole elementari e i ragazzi delle scuole medie.

Sempre CENSIS 2019 ci dice che il punto più debole di Unitus è quello della comunicazione e dei servizi digitali (siti web, profili social ufficiali, efficienza nelle risposte giunte attraverso questi canali). Da Rettore che cosa proporrebbe di fare per migliorare la situazione?
Durante l’attuale amministrazione abbiamo vissuto un periodo di profondo cambiamento nei servizi informatici, non solo per il restyling grafico del sito web e delle guide ma
anche per far fronte al problema enorme della sicurezza informatica. La prossima amministrazione dovrà sfruttare la piattaforma esistente e le grandi professionalità presenti in Ateneo per dare ulteriore impulso alla comunicazione e ai servizi digitali. Potremo implementare nuove strategie comunicative, per esempio attraverso materiali informativi sintetici per presentare l’offerta formativa e contenuti multimediali che descrivano i corsi di studio e le principali attività di ricerca. Certamente dobbiamo sfruttare meglio l’enorme potenziale comunicativo offerto dalle attuali tecnologie; non mi riferisco solo ai social network ma anche al cosiddetto “posizionamento web”, inteso come visibilità sui motori di ricerca e aggiornamento dei contenuti condivisi, come Google Maps e Wikipedia.
Anche la realizzazione di una linea di merchandising di Ateneo con un canale di distribuzione via web potrà aiutare a diffondere la nostra immagine a livello nazionale e internazionale.

Come vorrebbe intensificare e sviluppare le relazioni internazionali della nostra Università?
La dimensione internazionale dell’ateneo è un problema complesso che riguarda diversi aspetti di didattica e di ricerca. Sicuramente una delle sfide più importanti consiste nell’attrarre più studenti stranieri e ciò presuppone un’offerta formativa in lingua e l’insegnamento della lingua italiana, eventualmente in collaborazione con altri Atenei. Dobbiamo anche proporre materiali di studio online e libri di testo ad accesso gratuito in lingua inglese per tutti gli insegnamenti. Affinché l’investimento sia compatibile con le dimensioni del nostro Ateneo, dobbiamo fare attenzione a non disperdere le risorse e selezionare i paesi esteri più interessanti, quelli più adatti ad indirizzare studenti verso l’Università della Tuscia e la città di Viterbo. In questo contesto dobbiamo sfruttare i programmi di scambio internazionali, come l’Erasmus, in cui il nostro Ateneo ha recentemente conseguito risultati eccellenti. Questi programmi vanno valorizzati anche attraverso l’istituzione di doppi titoli in modo da consolidare la mobilità in ingresso ed aumentare gli studenti stranieri.

Ho letto che il suo “sogno” sarebbe di vedere Viterbo svilupparsi sul modello di Oxford. Che cosa c’è da fare per provare a trasformare il sogno in realtà?
Non si tratta di un sogno ma di un obiettivo, una sfida che, come ho avuto modo di verificare in questi anni, appassiona non solo la comunità accademica ma anche la popolazione e le altre istituzioni del territorio. Abbiamo un’università di grande prestigio, un territorio meraviglioso come quello della Tuscia e una città a misura d’uomo dalla storia millenaria. Se a questo aggiungiamo che Roma è ad appena 80 km di distanza, siamo nella condizione tipica di molte delle università più importanti al mondo, tra cui Oxford appunto. Il fatto di offrire un’elevata qualità della vita a costi contenuti ci pone in una posizione di grande vantaggio rispetto ad altre realtà italiane ed europee simili alla nostra. Per raggiungere questo obiettivo occorre lavorare fianco a fianco con le altre istituzioni e il mondo imprenditoriale del territorio non solo sui trasporti, problema annoso, ma anche sull’accoglienza intesa come servizi e disponibilità di alloggi e di borse di studio. Dovremo anche studiare meccanismi di comunicazione e di promozione congiunti città-università ed offrire agli studenti soluzioni che includano formazione universitaria, vitto e alloggio.

L’Università svolge appieno il suo ruolo se arricchisce e valorizza anche il suo territorio. In particolare trova adeguati per quantità e qualità i rapporti con il Comune e le aziende del viterbese? 
I rapporti con le istituzioni e le imprese del territorio sono ottimi; soprattutto negli ultimi anni si è consolidata una rete di collaborazioni importante. Da una parte dobbiamo proseguire nella promozione e nel rafforzamento di accordi strutturali di collaborazione a tutti i livelli, dall’altra occorre però migliorare nel trasferimento tecnologico e nella generazione di nuove imprese, potenziando il supporto logistico e amministrativo in collaborazione con i vari livelli istituzionali e le altre università del Lazio.
Professor Ubertini, davvero grazie per la sua disponibilità. Desidera aggiungere qualcos’altro?

Sì, visto che ha citato due volte la classifica CENSIS 2019, mi permetta di sottolineare che si tratta di uno dei tantissimi ranking nazionali ed internazionali. Pur considerando l’importanza di tutte le classifiche – perché sono spesso usate come riferimento dai nostri potenziali studenti e dalle loro famiglie – secondo me è opportuno che le politiche di ateneo siano attente soprattutto ai dati oggettivi, per esempio quelli forniti da Almalaurea su occupabilità e livello di soddisfazione degli studenti, e ai criteri che regolano l’assegnazione del Fondo di Finanziamento Ordinario da parte del Ministero. Essi dipendono, tra le altre cosedal numero di studenti in corso e dalla qualità dei prodotti della ricerca. I nostri sforzi dovranno perciò concentrarsi sulla qualità della didattica, sull’orientamento e sui servizi agli studenti, per aumentare l’attrattività soprattutto fuori regioneInoltre sul sostegno alla ricerca, creando i presupposti affinchè la ricerca di base e quella applicata, la ricerca umanistica e quella tecnologica si integrino e coesistano, con spirito unitario e solidaristico, sopratttutto in una fase, come quella attuale, di sottofinanziamento del sistema universitario.

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