Ieri la consegna della targa in una seduta straordinaria di Consiglio comunale. Il sindaco Arena: "Giornata che rimarrà nella storia della città"

Viterbo dona la cittadinanza onoraria a Leonardo Bonucci, “campione nello sport e nella vita”

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Leonardo Bonucci da Viterbo al tetto d’Europa. Ieri pomeriggio il Consiglio comunale della città ha conferito al campione la cittadinanza onoraria, il più alto riconoscimento civile che l’Ente può garantire, in occasione di una seduta straordinaria organizzata nella giornata dedicata a Bonucci, prima dell’appuntamento delle 18 allo stadio Rocchi per il saluto alla cittadinanza.

La proposta della benemerenza civica per il calciatore originario di Pianoscarano era già stata deliberata nel 2017, quando il consigliere Sergio Insogna aveva presentato un ordine del giorno sul tema. Ora, dopo i numerosi successi già ottenuti in campo calcistico e la recente vittoria della Nazionale agli Europei, si è trasformata in realtà.

Ieri l’aula di Palazzo dei Priori era intrisa di orgoglio ed emozione. Presenti, oltre a Leonardo Bonucci, anche i suoi famigliari, il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno, gli assessori e i consiglieri comunali. Tutti hanno riservato un pensiero speciale al calciatore che – nelle parole dei consiglieri – si è confermato essere un “campione fuori e dentro dal campo”, nella vita e nella solidarietà.

“Una giornata che rimarrà nella storia della città”: così l’ha definita il sindaco di Viterbo Giovanni Arena, ricordando l’affetto costante che i viterbesi rivolgono a Bonucci, fin dai primi passi mossi sui campetti della città a 16 anni.

Prima della consegna della targa di riconoscimento, Bonucci ha ringraziato tutti per l’affetto dimostrato e le belle parole. “Sentire certe cose mi emoziona più di entrare in uno stadio pieno di tifosi e persone per giocare contro grandi campioni – ha dichiarato – soprattutto quando sento valorizzare il lato umano che è quello che più conta nella vita. Gli obiettivi sportivi li raggiunti solo se hai valori umani che sono dentro di te e questo lo devo alla mia famiglia”.

“In tanti mi hanno criticato o insultato non sapendo, ma io ho sempre risposto sul campo, cercando di dare tutto me stesso a prescindere dalla maglia che indossavo. – ha poi aggiunto – Sono sceso, ho toccato il fondo e sono risalito più volte, ora mi godo questo momento consapevole del fatto che non è un punto di arrivo ma ulteriore di partenza. Mi mancano anni di carriera da giocatore e tanti da genitore, padre e uomo e voglio farlo nel modo migliore, a partire da questa targa che mi spinge a migliorare oggi, domani e sempre. Finché potrò dovrò farlo, per me stesso e per tutte le persone che hanno creduto in me”.

 

 

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