“Viterbo è bella, ma non c’è neanche un bar al Corso!” così dicono i turisti

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“Viterbo è bella, ma in Corso Italia, la via principale dello shopping e del passeggio, non c’è un bar in cui mettersi seduti a degustare qualcosa di caldo o un aperitivo”.
Così hanno affermato alcuni turisti provenienti da Roma sabato scorso.

Erano affascinati dalla Città dei Papi, dalle sue bellezze storiche e artistiche, ma la serata era fredda e avrebbero gradito, dopo aver fatto un bel giro al Christmas Village e al Corso, sedersi in un bel bar, come si è soliti fare al Caffè Greco in via Condotti o da Canova o Rosati a piazza del Popolo.

A Viterbo no. Percorrendo via Roma e piazza delle Erbe, proseguendo lungo il Corso, si deve arrivare in fondo, verso piazza del Teatro per trovare un piccolo bar.
E pensare che ce ne erano molti, fino a qualche anno fa. Dallo storico bar a piazza delle Erbe vicino alla tabaccheria ( non ci sono più entrambi), al bar dei fratelli Taurchini vicino alla chiesa del Suffragio, fino al Blitz, amato dai giovani. Ma c’era anche il Gran Caffè Schenardi, quel salotto buono che accolse tanti personaggi storici (da Garibaldi a Mussolini), che da diverso tempo ormai ha chiuso (definitivamente?) le saracinesche.
L’ultimo gestore, Urbano Salvatori, imprenditore romano della ristorazione con varie attività non solo nella Capitale ma anche ai Castelli Romani (Tivoli) e sul litorale (Fiumicino), si era preso la grande responsabilità di riaprire un pezzo di storia, non solo locale ma d’Italia: il Caffè Schenardi di Viterbo dove hanno sostato principi, artisti, letterati, avventurieri, grandi registi, attori, patrioti, rivoluzionari. Ricordiamo Vincenzo Cardarelli, Gabriele d’Annunzio, Eleonora Duse, James Joice, Orson Welles a Viterbo al tempo del suo Otello. Sono soltanto alcuni dei tantissimi personaggi che animavano questo locale dall’eleganza retrò per consumare incontri d’affari, amorosi, letterari, musicali, politici e altro. Questo mondo apparentemente lontano è ora un ricordo. Già prima che Salvatori riaprisse lo storico locale, galleria d’arte e salotto “buono” della Città dei Papi,  il caffè aveva vissuto periodi bui.
Era chiuso dal 4 Ottobre 2013 per gli elevati costi di conduzione e locazione, non più sostenuti dalle entrate. In precedenza era stato anche sede del Mc Donald’s.
Nato nei primi anni dell’Ottocento per mano di un cuoco napoletano traferitosi a Viterbo, passò di mano in mano attraverso gli anni e cambiò destinazione d’uso e conformazione.

Nel 1855 il caffè fu rinnovato dai proprietari Vincenzo e Crispino Schenardi, su disegno dell’architetto romano Virginio Vespignani. 
Il progetto prevedeva inizialmente quattro navate, ma non fu possibile realizzarle; c’ erano quattordici nicchie occupate da altrettante statue di soggetto mitologico ed eseguite da artisti della scuola del Canova. Gli specchi, con larghe cornici dorate, furono acquistati addirittura a Parigi. Un locale splendido, amato dai viterbesi.  C’erano baristi bravi e sempre gentili con gli avventori, che inventarono un nuovo coctail: il 103.
I viterbesi compravano le paste la domenica da Schenardi o si incontravano lì per colazioni speciali.
È un peccato vedere le saracinesche chiuse di un locale tanto bello e apprezzato.
Chissà se prima o poi lo vedremo di nuovo aperto nel suo splendore. Lo scopriremo solo vivendo.

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