Viterbo e la Tuscia: condannate all’isolamento

Viterbo e la Tuscia da secoli vicine, ma lontane da Roma. Infrastrutture insufficienti per una città che meriterebbe molto di più.

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Superstrada Viterbo-Roma-Tuscia

Viterbo e la Tuscia da secoli vicine, ma lontane da Roma.

Questo nuovo giornale ha per scopo la promozione di ogni iniziativa e programma che possa contribuire allo sviluppo dell’imprenditoria, del commercio e di ogni struttura ricettiva che allontani Viterbo dall’isolamento cui la politica nazionale l’ha condannata negli ultimi decenni ed allora, partendo dall’intervento di Alessandra Sensi (Terme dei Papi e presidente del Gruppo Giovani imprenditori Tuscia) in occasione del convegno “(T)here: lavoriamo al futuro di Roma” organizzato dai giovani di Unindustria a Roma parliamo della attuale situazione della carenza di infrastrutture che rendono la città di Viterbo, benché poco distante da Roma,  in effetti isolata.

Torna carsiscamente questo problema che ormai si trascina non da decenni, ma da forse anche da secoli, cioè da quando Viterbo, importante città europea nel 13° secolo, allora servita da Roma e con il resto d’Europa dalla consolare Cassia e l’internazionale via Francigena, ha poi perduto i collegamenti facili con il resto del mondo ed oggi “vanta” una viabilità stradale e ferroviaria obsoleta, certamente non al passo di attuali esigenze di mobilità.

Si è sempre sentito dire che l’isolamento del Viterbese era il frutto del sentimento dei grandi agrari della zona restii a creare comunicazioni facili con la capitale per non perdere forza lavoro, ma anche dell’antico retaggio della poca simpatia dei viterbesi verso i romani, per cui Roma è si tanto bella, ma resti dove sta.

A Viterbo, sino qualche decennio fa si definiva “forestiero” il romano e chiunque non fosse cittadino, ma nonostante ciò nel 1894 la città di Viterbo venne collegata con Roma tramite una ferrovia all’epoca moderna, oggi certamente non più, ma ancora in servizio. Ancora nel 1932 Roma poteva essere raggiunta con la Ferrovia ROMA NORD, che partendo da p.le Flaminio, attraversando il lato sudest della provincia, passando per Civita Castellana, giungeva a Viterbo servendo tutti i paesi dei cimini.

Quindi, nonostante tutto, in recente passato togliere Viterbo da comunicazioni terrestri facili tentato risolverlo perché, in un certo senso, un totale isolamento della Tuscia come oggi non vi era sino al secondo dopoguerra perché la linea ferroviaria Roma/Firenze con lo scalo di Orte collegava la Città di Viterbo con il tronco ferroviario Orte/Viterbo, quella Roma/Pisa il litorale della Provincia, mentre l’interno poteva godere del servizio RomaNord senza poi dimenticare la linea Orte/Capranica/Civitavecchia.

Non vero pertanto che fossero gli agrari a tenere lontana Viterbo dal Mondo.

Il vero isolamento è iniziato negli ultimi decenni quando gli agrari ormai non contavano e Viterbo si avviava essere un importante capoluogo del terziario, della cultura e dell’addestramento militare.

L’autostrada del Sole non passò per Viterbo e già furono polemiche. Fu detto e scritto che Viterbo non aveva bisogno di autostrade e l’autostrada passò per Orte con la promessa che si sarebbe subito avviato un collegamento veloce. Dal 1962, questo collegamento, quello che chiamiamo “superstrada” è stato solo realizzato dopo 30 anni.

La consolare Cassia, che dall’epoca imperiale romana aveva sostituito la via Clodia, è ancora la Roma/Viterbo automobilistica,che salvo il tratto Monterosi/Roma adeguato a doppia corsia di marcia, è rimasta con il tracciato storico., Attraversa ben tre grossi centri cittadini e, per percorrere i restanti 40 kilometri da Monterosi a Viterbo città, si impiega il doppio del tempo del primo tratto. Ogni tentativo di completare l’opera di adeguamento in Cassiabis è sempre puntualmente fallito. Quando l’opera era sul punto partire, ci fu qualcuno a Vetralla che si oppose perché alcuni alberi del bosco di Sant’Angelo dovevano essere abbattuti (ma li non ci passa già la ferrovia!).

Oggi, in auto per andare e venire da Roma, salvo servirsi dell’autostrada da Orte (pedaggio euro 4.50, 10 km. in più), la via più “rapida” è la SP Cimina, cioè quel tracciato che collegava Roma ai tempi del console romano Camillo conquistatore della Tuscia di cui i legionari trovarono difficoltà nell’attraversare la selva Ciminia, proprio quella che si attraversa da Ronciglione a Viterbo.La strada è bella  e molto panoramica, dopo Ronciglione appare il Lago di Vico, poi si sale si  sale sino a circa 1000 metri di quota, si scollina un vero passo appenninico per poi ammirare la Valle del Teverea e le innevate montagne sabine prima di scendere a Viterbo.

Bel percorso, ma buono per la gita fuoriporta non per collegare la Capitale con un capoluogo di provincia.

Siamo all’ultima telenovela. Il completamento della “superstrada” E45 Orte/Civitavecchia. Questa arteria con numerazione internazionale a suo tempo ipotizzata negli anni 30 come autostrada Italia/Germania (infatti il suo termine attuale è nella citta di Kiel nella Germania del nord), non raggiunge la città di Civitavecchia perché i mancanti 16 kilometri sono stati recente oggetto di polemiche tra favorevoli e contrari sino a giungere alla pilatetesca sentenza del Tar Lazio che ha rimesso gli atti in ad organi giudiziari Europei, quindi all’affossamento del progetto per almeno una futura generazione.

Ricordiamoci dell’Aeroporto. Viterbo un aeroporto l’ha sempre avuto sin dagli anni 20 anche se solo per servizi militari. Si era pensato potesse divenire uno scalo civile per alleggerire il traffico congestionato dell’aeroporto di Ciampino ed addirittura un alternato a Fiumicino per emergenze, ma ancora nulla. Politica, ambientalisti, sapientoni del rapporto costi/benefici hanno affossato ogni velleità e Viterbo non avrà il suo aeroporto civile.

Viterbo e la Tuscia, però, non sono solo all’ultimo posto nel Lazio per infrastrutture stradali, perché mentre Rieti si collega con Roma con una parte del tracciato in autostrada (A1 e Salaria adeguata), Frosinone tutto in autostrada (A1) e Latina in superstrada anche se scassata (SR 148 Pontina), a Viterbo l’abbiamo detto, ma per iniziative turistiche ricettive e termali.

E’ di questi giorni la proposta della Soprintendenza del Lazio di voler sottoporre a vincolo 1600 ettari di territorio comunale Viterbese cosi determinando la fine di ogni progetto termale a soli 60 km. da Roma.

Non è questo un ulteriore passo verso l’isolamento del viterbese?

Cara Alessandra Sensi, la Tua Famiglia non viterbese, da ormai oltre mezzo secolo lavora per modernizzare questi territori lottando contro quanti ancora e vieppiù vogliono la Tuscia isolata dal resto dell’Italia. Bene che chiunque abbia a cuore lo sviluppo sociale ed economico del territorio non faccia chiacchiere, ma una vera lobby per giungere allo scopo.

Questo giornale è presente.

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