Viterbo e la voglia di aiutare il prossimo: una peculiarità storica della città

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Non c’è momento più adatto dell’attuale per parlare di azioni caritatevoli: nel pieno dell’emergenza coronavirus la città di Viterbo si sta dimostrando ancora una volta eccezionale nella capacità di far squadra per aiutare le persone più bisognose. Non si creda, tuttavia, che questi valori positivi nascano solamente con il problema dell’epidemia: esiste già, nella storia, la dimostrazione di quanto gli abitanti della Tuscia abbiano una bellissima propensione nella solidarietà con il prossimo, conosciuto o estraneo che esso sia.

Forse per una discendenza che, indubbiamente, può essere ricondotta a radici religiose, visto il ruolo di sede pontificia avuto nel XIII secolo; o forse, ed è qui che ci tenevamo ad arrivare, per la funzione svolta (per secoli) di “città di pellegrinaggio” o meglio ancora di “transito”.

Infatti, come innumerevoli studi dimostrano (studi svolti soprattutto dai ricercatori della nostra Università), Viterbo e i viterbesi sono sempre stati riconosciuti dal mondo (sì, dal mondo) per la loro incredibile propensione alla carità. E si parla di una dimensione mondiale per un motivo ben preciso: tutti coloro che dal nord (Italia-Europa), ai tempi in cui ci si muoveva in carrozza o a piedi, desideravano recarsi a Roma per visitarla o per motivi professionali, erano praticamente costretti a fare i conti con la Tuscia; lo stesso Dante ha lasciato traccia del suo passaggio intorno al ‘300, prendendo forse anche l’idea della “Selva oscura” dalla natura che circondava la città.

In alcuni documenti storici viene riportata espressamente la gratitudine di certi pellegrini verso l’accoglienza dei viterbesi: il padre domenicano Angelo Pientini, per esempio, nelle sue “Pie Narrationi” del 1575 è costretto proprio a raccontare la cortesia e l’amore incontrati.

Eravamo un popolo di esperti accoglitori e benevoli uomini, i quali, con le varie confraternite e “ospedali” (simili agli attuali alberghi), erano soliti andare incontro ai bisognosi per una pura propensione alla solidarietà, talvolta anche regalando acqua, cibo e offrendo servizi di lavaggio.

Una peculiarità nel DNA dei viterbesi che, dunque, proviene probabilmente da un passato molto lontano: oggi essa viene di nuovo fuori con le tante iniziative benefiche e di raccolta fondi che si stanno diffondendo dalle parti più importanti per fronteggiare l’emergenza e aiutare chi ne ha bisogno. Si vedano i progetti di alcuni dei maggiori esponenti politici e delle società sportive di tutta la Tuscia, oltre che lo stesso impegno messo in campo (come in tutta Italia) da Forze dell’Ordine e Operatori Sanitari, per non dimenticare personaggi sportivi di massimo livello che hanno contribuito cospicuamente alla causa per la loro (pur lontana) patria.

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