Viterbo, la giunta sul filo del rasoio. Tensione tra Lega e Fratelli d’Italia

Le dichiarazioni di Bianchini e Buzzi sull'attuale crisi politica che attanaglia Viterbo: "Il problema è capire le intenzioni della Lega".

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Fratelli

È codice rosso per la politica viterbese. In merito alla crisi scoppiata a Palazzo dei Priori ognuno dice la sua, e le versioni non coincidono. “La responsabilità è della Lega, che ha avviato già da novembre una guerra fredda contro Fratelli d’Italia”. “Macché… Sono i seguaci della Meloni che hanno giocato al rialzo!” Nell’amletico dubbio c’è chi se la cava disinvoltamente e imbocca una scorciatoia poco convincente: “Tutta colpa della Nunzi e di Scardozzi che hanno cambiato bandiera!”. In questo continuo, non di rado ipocrita, gioco delle parti le carte si rimescolano continuamente e non è chiaro chi sia il mazziere.
In appena due settimane l’assetto politico di Viterbo è stato minato dalle fondamenta: tra “traslochi”, scambi di accuse e controaccuse, malcelati interessi personalistici.

In realtà l’impressione è che il passaggio di Claudia Nunzi e di Antonio Scardozzi dalla Lega a Fratelli d’Italia rappresenti solo la punta dell’iceberg di un malessere e di una incomunicabilità che accompagnano già dall’avvio la nascita di questa Amministrazione comunale. Il capogruppo di FdI Paolo Bianchini e il consigliere Luigi Maria Buzzi vanno giù duri nei confronti della linea incarnata dal leader locale leghista senatore Umberto Fusco: “Il nocciolo del problema – insistono – è capire se la Lega voglia o no tenere unita la coalizione di centrodestra a Viterbo e in provincia, oppure se intenda andare da sola per fare l’asso pigliatutto. Un atteggiamento che contrasterebbe con la scelta che si riscontra in tutto il resto d’Italia, dove il Carroccio è parte dell’alleanza”. La replica di Fusco è altrettanto netta: “Anche nei comuni da 5 mila abitanti – rilancia il senatore, e in riferimento a Tarquinia e a Civita Castellana – noi dobbiamo e vogliamo mettere la nostra bandierina. Abbiamo un nostro candidato e andremo avanti con quello. Ma, per Viterbo, ribadisco che bisogna andare avanti con Giovanni Arena. Non l’ho scelto io, ma quando si è deciso che il candidato sindaco sarebbe stato lui, ho detto ok e non ho cambiato idea”.

Tornando a Fratelli d’Italia, dopo le forzate dimissioni degli assessori Laura Allegrini e Marco De Carolis, all’interno del partito ci si scontra sulla strategia da intraprendere. Passare all’opposizione (con le varianti dell’astensione o del voto caso per caso) e continuare a difendere il ruolo e l’immagine della giovane ex-assessore Nunzi, oppure ingoiare il rospo e scendere a compromessi rientrando in Giunta con un nuovo assessore esterno dopo l’approvazione del bilancio?
Nel frattempo Arena e la sua fragile maggioranza, ridotta ad appena 17 consiglieri, viaggiano sul filo del rasoio. Ma il sindaco non si dà per vinto e ostenta sicurezza, dichiarandosi certo di poter continuare così fino a fine marzo, data limite per l’approvazione del bilancio 2019. Se ce la farà, si sarà probabilmente guadagnato la sopravvivenza.

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