Viterbo, minorenni rischiano il coma etilico. Perché spiegare i rischi dell’abuso di alcol è importante

La vicenda delle ragazzine di 13 e 15 anni tanto ubriache da finire quasi in coma etilico ha sconvolto il popolo viterbese. Ma cosa si può fare per evitare tali situazioni, sempre più frequenti?

625
Mandatory Credit: Photo by Jeff Blackler / Rex Features ( 1096103b ) Model Released - Young woman and alcopop drinks Various

La vicenda avvenuta nella giornata di ieri, che ha visto coinvolte due ragazzine minorenni (13 e 15 anni) a rischio coma etilico, risveglia un interrogativo importante: perché, tra i giovani, non si riesce a comprendere la gravità dell’abuso di bevande alcoliche?

Probabilmente, è una spiegazione efficace che manca. I genitori in primis dovrebbero rendersi partecipi attivi di questa “esperienza di conoscenza” che nel mondo di oggi si rende necessaria.
E forse, visto che le bevande alcoliche sono state comprate alle ragazzine da un passante maggiorenne, questa maggiore conoscenza occorrerebbe anche a qualche adulto.

Interessante l’articolo sulla prevenzione, in proposito, della Fondazione Veronesi, di cui qui di seguito si riporta qualche passo, estratto da un’intervista a Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità:

Qual è l’approccio più efficace per porre in luce le insidie legate al consumo delle bevande alcoliche?
«Ai ragazzi i limiti vanno spiegati, mai in maniera paternalistica, e condivisi in un’ottica realistica di capacità di gestione del rischio nelle situazioni in cui loro sanno e percepiscono la possibile vulnerabilità che si obbligano a seguire: coinvolti dalle dinamiche di gruppo, dall’atteggiamento di sfida e di provocazione degli adulti e dalle norme imposte ma, secondo loro, ipocritamente disapplicate. Vulnerabilità di cui spesso, comunque, risultano vergognarsi. Uno dei problemi dell’Italia è il mancato rispetto della legge che vieta la vendita di bevande alcoliche ai minorenni. Di fronte a questo deficit di legalità, un operatore di salute pubblica può poco. E allora non resta che spiegare ai ragazzi perché non potrebbero comprare nè in un bar né in un supermercato una lattina di birra o una bottiglia di superalcolico. Non è puro proibizionismo, ma una politica di controllo e di tutela dei più deboli, una scelta di civiltà e di rispetto per la persona. L’obiettivo ultimo è tutelare la loro salute».

Di cosa ha paura un sedicenne?
«Dell’esclusione dal gruppo, della sanzione collettiva che scatta quando eccede e rende un inferno una serata di divertimento. Ma anche della perdita del controllo e della relativa inconsapevolezza dei danni causati dall’alcol. Per questo vogliono sapere del danno cerebrale, irreversibile se l’uso di alcol si protrae nel tempo, o del rischio di sovrappeso o dell’obesità, che diventano condizioni inevitabili in presenza di persistenti ed elevati introiti di calorie. Ma anche del cancro e delle 220 malattie collegate al consumo di alcolici. Occorre incrementare la consapevolezza sull’abbassamento della percezione del rischio conseguente al consumo pur moderato di alcol, che è un danno sempre e comunque prima dei 18 anni per l’organismo. E, comunque, tossico per il cervello sino ai 25 anni. I giovani devono conoscere l’effetto moltiplicativo che si genera, per esempio, quando il consumo di alcol si abbina al fumo di sigaretta, alla cannabis o all’utilizzo di un dispositivo tecnologico. L’alcol abbassa la percezione del rischio e il controllo su se stessi. Essere filmati ubriachi e postati sui social è la gogna di cui i ragazzi hanno terrore, perché, nonostante non lo si voglia comprendere, sono dei soggetti deboli. Quando si dice loro che l’alcol è la prima causa di morte per incidenti stradali, il messaggio arriva diretto al destinatario senza fraintendimenti e, se posto nella giusta maniera, genera riflessione e cambiamento».

Quanto è opportuno parlare con loro di tumori e rischio cardiovascolare?
«Molto meno, se si confronta la reazione che hanno dopo aver ricevuto queste informazioni con quella che invece si osserva dopo aver parlato dei danni acuti. I giovani, com’è giusto che sia, si preoccupano meno delle malattie che potrebbero sviluppare da adulti».

Cosa si intende per consumo a rischio di alcol da parte di un giovane?
«Fino al raggiungimento della maggior età, i ragazzi non dovrebbero bere nemmeno un bicchiere di qualunque bevanda alcolica al giorno. Nel loro caso uso vuol dire abuso, perché l’etanolo interferisce con il normale sviluppo cerebrale, in corso fino ai 25 anni. L’uso di bevande alcoliche durante l’adolescenza rischia di cristallizzare lo sviluppo cerebrale, impedendo quella maturazione necessaria al completamento dello sviluppo e al raggiungimento dell’età adulta».

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui