Le chiavi della città sono tornate in mano a quei viterbesi che vogliono difenderla da ingerenze esterne

Viterbo ritrova la fierezza degli avi che scoperchiarono Palazzo dei Papi

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Una débâcle, quella subita dal centrosinistra al ballottaggio, che è un chiaro segnale ai partiti, tutti.

Già al primo turno il messaggio era stato palese.

Con maggiore forza per il centrodestra – fatto salvo il risultato ottenuto da Fratelli d’Italia (a cui hanno molto contribuito i due ex azzurri Antonella Sberna e Matteo Achilli) – che si è liquefatto in queste giornate torride di giugno, e un po’ più timido per Pd e centrosinistra.

Un divario di pochi punti percentuali al primo turno che ha tratto in inganno sulla possibilità di essere ancora in partita e di poter recuperare al ballottaggio.

Ma il continuo battere “sulla filiera istituzionale”, pilastro su cui si è concentrata l’intera campagna elettorale del Pd, è stata in realtà controproducente. Ha indispettito molto gli elettori, anche tra diversi simpatizzanti storici da sempre orientati verso il partito democratico.

In queste elezioni Viterbo sembra aver ritrovato la fierezza di quegli avi che scoperchiarono Palazzo dei Papi e con la secca vittoria della candidata civica Chiara Frontini ha mandato a dire a Roma e alla Regione “E’ Ora” di non piegare più la testa davanti alle continue e reiterate vessazioni calate sui sudditi dell’ultima provincia dell’impero.

La chiave per chiudere le porte della città ad arroganti ingerenze esterne è tornata nelle mani dei viterbesi.

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