Viterbo, si muore sul lavoro e per il lavoro anche da “padroni”! Lo abbiamo visto…

Stava lavorando in un cantiere edile per portare qualche soldo in più in famiglia ed è finito sotto un trave di cemento.

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Nella trita e ritrita retorica del 1° maggio, Festa dei lavoratori, compare – ed è giusto – la questione delle “morti bianche”, cioè dei troppi operai che cadono nello svolgimento di un’attività lavorativa.

Quest’anno, addirittura, c’è stato purtroppo un incidente mortale proprio il primo maggio. Stava lavorando in un cantiere edile per portare qualche soldo in più in famiglia ed è finito sotto un trave di cemento.

Ogni volta che si parla di morti sul lavoro, si citano però solo operai in fabbrica, in cantieri edili, navali, stradali, ma mai dei morti ammazzati, o per malattia, caduti anche per difendere il proprio lavoro.

Il tragico episodio di ieri a Viterbo ripropone la questione (e la “discriminazione”).

Non si muore sul lavoro solo da operai, ma anche da “padroni”.

Nessuno, tuttavia, ne parla. La razza padrona, per i “benpensanti” di sinistra, è una razza malvagia. Quando muore un padrone, è per lor signori un “meno uno”.
Quando muore un operaio, è sempre e comunque colpa del padrone. Quando muore un padrone, invece, la colpa è solo la sua. “Voleva guadagnare di più, voleva arricchirsi, ben gli sta…”

Basta con questa logica. Il padrone, ormai, ce l’hanno soltanto i cani!

Il padrone è un lavoratore in proprio, dà lavoro agli altri, rende un servizio alla collettività perchè la sua azienda produce beni utili ai cittadini, contribuisce alle necessità pubbliche pagando fior di tasse, non ha ferie pagate, liquidazione, giorni di malattia, permessi della “104”, sicurezza del posto di lavoro, rischia di essere ammazzato da rapinatori e taglieggiatori e poi, quando fallisce, subisce anche l’onta di non poter votare.

Non è questa una categoria di lavoratori da tutelare ? Altro che sì!

Chi sia presente al lavoro il doppio delle ore di un lavoratore dipendente sindacalizzato, chi sia oberato di incombenze amministrative asfissianti e chi metta propri capitali per far crescere l’azienda non è forse un lavoratore? Altro che lo è!

Ho visto morire un imprenditore edile, caduto da un tetto mentre insegnava a un giovane apprendista l’arte di costruire, ho visto morire un avvocato in tribunale e ho conosciuto medici che hanno perso la salute per virus contratti negli ospedali.

A Viterbo, in pieno centro storico, abbiamo visto morire un imprenditore che ha difeso la propria azienda. Ha reagito all’assalto di un malvivente ed è caduto combattendo, come combattendo ha vissuto per salvaguardare la sua attività dalla crisi del piccolo commercio.

A questi cittadini “padroni” caduti sul lavoro sia concesso un onore quantomeno pari a quello riconosciuto agli operai.

 

 

 

 

 

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