Viterbo si sveglia sotto la pioggia, in attesa dell’estate di San Martino

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Viterbo si sveglia sotto la pioggia. Alle 5,45 di oggi, 8 novembre, un forte temporale sveglia i viterbesi. Vento, pioggia e tuoni annunciano, dopo la breve pausa di sole di ieri, un fine settimana all’insegna del maltempo. Dal Nord al Centro previsti acquazzoni e temporali. Prima neve sulle Alpi.
Per l’estate di San Martino, che solitamente porta temperature miti e sole nei giorni intorno all’undici novembre, si dovrà dunque attendere.

Ecco la leggenda. Era l’11 novembre: il cielo era coperto, piovigginava e tirava un forte vento, come oggi; un cavaliere di nome Martino, era avvolto nel suo ampio mantello di guerriero.
Ma ecco che lungo la strada c’è un povero vecchio coperto soltanto di pochi stracci, spinto dal vento, barcollante e tremante per il freddo. Martino lo guarda impietosito.
Il cavaliere non ha con sé nemmeno uno spicciolo, ma vuole aiutare l’anziano.
Si toglie il mantello, lo taglia in due con la spada e ne dà una metà al poveretto.
“Dio ve ne renda merito!”, balbetta il mendicante, e sparisce.
San Martino, contento di avere fatto la carità, sprona il cavallo e se ne va sotto la pioggia, che comincia a cadere più forte che mai.

Ma, fatti pochi passi, ecco che smette di piovere, il vento si calma. Di lì a poco le nubi si diradano e se ne vanno. Il cielo diventa sereno, l’aria si fa mite.
Il sole comincia a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello.
Ecco l’estate di San Martino, che si rinnova ogni anno per festeggiare un bell’atto di carità ed anche per ricordarci che la carità verso i poveri è un dono gradito.
Ma la storia di San Martino non finisce qui. Durante la notte, infatti, Martino sognò gli angeli che lo ringraziavano mostrandogli la metà del mantello, quasi per fargli capire che il mendicante incontrato era proprio uno di loro.

La storia ci narra che Martino di Tours (in latino Martinus; Sabaria, 316 circa – Candes, 8 novembre 397) è stato un vescovo cristiano del IV secolo, originario della Pannonia, nell’odierna Ungheria.

Le giornate vicine all’undici novembre ricordano anche una bella e famosa poesia di Carducci

San Martino
La nebbia agl’irti  colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

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