Il Coronavirus rallenta nella Tuscia ma i magistrati non approfittano del momento propizio per vederci chiaro: indagini sulla Rsa Myosotis, su Belcolle però tutto tace

Viterbo sospesa tra il Covid e l’insostenibile silenzio della Procura

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Viterbo
Il Comune di Viterbo

Contagi, morti, crisi economica, indagini che ci sono e non ci sono ed infine il solito doppiopesismo alla viterbese. Queste le costanti della pandemia nella Tuscia, dove il Corona ormai circola da quasi un anno senza aver mai dato tregua.

Ma si sa, questa è una guerra “sanitaria” che non si combatte con le armi ma, bensì, a colpi di tampone e, quando necessario, di medicinali vari. Purtroppo per noi viterbesi, il luogo dove si decide quale strategia adottare per fronteggiare il virus cinese (che tra poco verrà rinominato in virus italiano, dato che il partito comunista di Pechino ci vuole appioppare pure il Covid) è Belcolle. Diciamo purtroppo perchè Belcolle, la Asl ed i suoi dirigenti si sono dimostrati clamorosamente inadeguati a combattere il virus. Qualcuno, forse per non darci ragione o forse perché in fondo è affezionato all’ospedale ed alle sue grigie dinamiche, penserà che questi articoli siano scritti da qualcuno avvelenato con la Asl. Niente di più falso. Chi scrive, come molti altri cittadini, desidera più di ogni altra cosa che Viterbo abbia un ospedale degno di poter essere chiamato tale, e si arrabbia molto quando invece è costretto a dover constatare che Belcolle sembra essere tutto fuorché un ospedale e che la Asl sembra essere tutto tranne che un’Azienda Sanitaria.

Ne abbiamo tirate fuori tante di vicende oscure in questi mesi: dal Laboratorio Analisi che per legge non può effettuare i tamponi alla quasi milionaria Transazione Prisma, passando per i circa 80 casi di parentela che farebbero pensare ad una vera e propria Parentopoli. Beh, signori, niente da fare. Quelli che potevano essere per i magistrati viterbesi deliziosi cioccolatini da scartare e mangiare in un sol boccone sono rimasti invece lettera morta. Eppure non pensiamo di essere matti, dietro ogni articolo ci sono intere giornate di attente ricerche, in alcuni casi interi mesi, e le evidenze a supporto delle nostre tesi sembrerebbero esserci tutte. In effetti, nonostante le ripetute richieste, nessuno dei personaggi da noi chiamati in causa ha mai accettato i nostri inviti ad un dibattito. Forse questo dovrebbe far riflettere qualcuno. Se tutto ciò che riportiamo è falso, perché nessuno ci smentisce pubblicamente? Perché nessuno accetta un contraddittorio con noi?

Le domande sono quasi retoriche. Peró questa città ed i detentori dei suoi poteri non smettono mai di stupire. È il caso del capo della Procura di Viterbo, Paolo Auriemma, che rilascia una bella intervista in cui assicura che “Non ci sono però indagini particolari in corso. Monitoriamo tutte le Rsa del territorio per quanto riguarda il Covid, ma non c’è alcuna inchiesta aperta, non ci sono fascicoli, né alcun nome nel registro degli indagati”. Ma perché da un momento all’altro Auriemma ha deciso di fare queste affermazioni pubbliche? Ebbene, perché 2 giorni prima, su un altro giornale, era uscita un’indiscrezione secondo cui la Procura aveva avviato delle indagini su alcune morti sospette avvenute all’interno della Rsa Myosotis di Bomarzo.

Indagini che partono e poi non partono, quindi. Non sarebbe certo la prima volta, intendiamoci, però a noi sembra che la magistratura viterbese – al contrario di quanto sta avvenendo in praticamente tutto il resto d’Italia – ci stia andando con i piedi un po’ troppo di piombo nell’accertare se ci siano e quali siano le responsabilità delle strutture sanitarie per quanto concerne contagi e morti “sospette”.

Caro procuratore Auriemma, ben venga il monitoraggio delle Rsa, ma a che punto stanno le indagini per malattia professionale da Covid negli operatori sanitari? A che punto quelle sul Laboratorio Analisi (c’è una denuncia)? E quelle sui lavori al Laboratorio Analisi di Belcolle con la Transazione Prisma da noi portata alla luce? Sembra ormai lapalissiano che anche all’interno dell’ospedale viterbese siano scoppiati dei focolai da Coronavirus e purtroppo, come del resto era prevedibile, qualcuno ci ha anche rimesso le penne.

Che sia chiaro: noi siamo ultra-garantisti, pertanto, fino a quando non ci saranno condanne in via definitiva, non accolleremo a nessuno la colpevolezza di eventuali reati. Ma, francamente, non vorremmo neanche che pure di fronte al Covid prevalesse il solito doppiopesismo viterbese. Se ci sono degli errori è giusto che chi li abbia commessi debba pagare, a maggior ragione se tali errori sono costati la vita di qualcuno.

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