Lunedì la Rete degli Studenti Medi di Viterbo scenderà in piazza del Comune per far valere le proprie richieste

“Vogliamo una scuola sicura e vivibile e un sistema di trasporti efficiente”

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Uno scorcio di Piazza del Comune completamente vuota

“Vogliamo una scuola sicura e vivibile per tutti gli studenti, vogliamo un sistema di trasporti efficiente e che ci garantisca sicurezza. Le istituzioni devono dare priorità alla scuola e a noi studenti!”.

Lunedì 11 gennaio la Rete degli Studenti Medi di Viterbo scenderà in Piazza del Comune in occasione dello sciopero generale indetto per dar voce ai bisogni degli studenti in vista del rientro in classe, che per le scuole superiori è stato fissato proprio per quella giornata.

La manifestazione si aggiunge a quella tenutasi ieri nella Capitale, quando il Comitato Priorità alla scuola ha organizzato un sit-in davanti al Ministero dell’Istruzione per chiedere la riapertura delle scuole in sicurezza, più investimenti sui trasporti, screening periodico del personale scolastico e degli studenti e inserimento dei docenti più fragili nella prima fase del piano vaccinale.

Teresa Pianella, della Rete degli Studenti Medi di Viterbo, ci ha parlato della manifestazione che si terrà lunedì.

Quali sono, a vostro avviso, le problematiche maggiori che riguardano la scuola e i trasporti in questo momento storico così complesso?

“Le difficoltà che gli studenti si trovano ad affrontare in vista del rientro sono diverse. Sicuramente emerge tra tutte quella relativa ai trasporti. I mezzi ora a disposizione, per ammissione dell’USR stesso, non sono sufficienti a garantire sicurezza agli studenti, e per risolvere questo problema è stata proposta la divisione degli orari di ingresso e uscita dalle scuole. Ma è evidente che questa non è una soluzione definitiva, vista l’insostenibilità di questi orari. Altri problemi sono sicuramente quelli relativi alle connessioni internet o agli spazi, anche in vista del pranzo che i ragazzi dovrebbero svolgere a scuola. Un altro tema che mi sento di sollevare è quello delle valutazioni, che per gli studenti rappresentano una vera e propria minaccia. Con un rientro in presenza così precario e la paura di tornare a distanza a breve, infatti, i docenti sentono la necessità di raccogliere voti con compiti in classe e interrogazioni. Ma se nell’istruzione la priorità viene data alla valutazione e non alla formazione, possiamo dire che la scuola ha fallito”.

Qual è il vostro giudizio sull’operato del ministro Azzolina fino ad ora? Si poteva pensare a qualcosa di diverso per venire incontro a studenti e personale scolastico?

“Per rispondere a questa domanda mi ricollego a quella precedente. L’errore che bisogna evitare, infatti, è quello di considerare i problemi che stiamo affrontando oggi come solo il frutto di una situazione emergenziale. Sicuramente si poteva fare di più, potevamo sfruttare il tempo a nostra disposizione per organizzare un rientro sicuro e con più certezze. Ma il fatto che questo impegno verso la scuola sia mancato non è conseguenza semplicemente della situazione o del ministro di oggi. E’ conseguenza di un contesto politico che da anni, decenni, non mette più al centro l’istruzione pubblica, operando tagli su tagli. E’ la conseguenza di un disinteressamento generale nei confronti dell’istruzione che va avanti da tempo, e che non riconosce la scuola come il cuore della società, come la priorità di tutti, non solo degli studenti. Colpevolizzare una ministra che sicuramente non ha fatto il necessario è inutile: bisogna riflettere sul perché di questa inefficienza e muoversi affinché non caratterizzi anche i prossimi anni”.

Quali sono le vostre proposte per trovare una soluzione concreta sul tema della scuola e dare giuste risposte agli studenti?

“Le nostre proposte sono diverse. Come dicevo anche prima, c’è sicuramente bisogno di riorganizzare il sistema dei mezzi pubblici, mettendo a disposizione un numero sufficiente di vetture e garantendo degli orari consoni all’ingresso e all’uscita dei ragazzi. Un’altra necessità è quella di rendere sostenibili questi orari decisamente scomodi, magari operando una riduzione della durata dell’unità oraria da 60 a 50 minuti, quantomeno per i ragazzi che entrano alle 10. Inoltre, è essenziale cercare di stabilire quel dialogo tra le parti che è decisamente mancato in questo periodo. Chiediamo quindi di avere un momento di confronto periodico con le istituzioni deputate all’organizzazione del tema Istruzione, che coinvolga tutti gli utenti della scuola, dagli studenti ai docenti, passando per presidi e genitori”.

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