L’ennesimo paradosso della gestione Zingarettiana

Zingaretti ordina a tutti i laziali di mettere la mascherina, ma le sue dove sono finite?

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Dalla mezzanotte è scattato in tutto il Lazio l’obbligo di mascherina anche all’aperto, solo chi farà attività fisica potrà non indossarla. L’ordinanza, ma sarebbe meglio chiamarla editto, è a firma di Nicola Zingaretti ed anche l’assessore alla Sanità regionale Alessio D’Amato (geometra e sociologo) la difende a spada tratta.

Anche se, spulciando il sito della Regione, a ieri sera l’ordinanza non risultava pubblicata. Praticamente non è cambiato nulla, tranne che da oggi tornano le pattuglie in strada e le multe salate sommarie per chi sarà colto in flagrante.

Tralasciando la polemica sull’utilità effettiva di tale ordinanza in una Regione che ad oggi conta 7547 casi di contagio su un totale di ben 5 milioni di abitanti (appena lo 0,15%), vogliamo mettere in evidenza gli ennesimi paradossi della gestione Covid targata Nicola Zingaretti.

Innanzitutto, l’ordinanza non è accompagnata dal classico report sulla situazione sanitaria regionale, come mai? Forse perchè allegare il report avrebbe fatto notare a tutti che l’ordinanza non ha alcun fondamento scientifico? Anche Fratelli d’Italia chiede chiarezza: Qual è il numero attuale dei malati? Quanti sono i ricoverati in rianimazione? Quanti posti letto sono a disposizione? Su quale studio scientifico si basa questo provvedimento? Chissà… ormai dal segretario Pd bisogna aspettarsi di tutto.

Che poi, non vi pare piuttosto bizzarro che ad ergere questa quasi sacralità delle mascherine sia proprio colui che a febbraio proclamava aperitivi sui navigli (costatigli poi il contagio) ed inneggiava ad abbracciare i fratelli cinesi? A noi si, ma tant’è. Evidentemente la quarantena ha fulminato sulla via di Damasco il buon Zinga che ora teme, anche legittimamente, il feroce virus ed esige massima prudenza da tutti noi. Magari però potrebbe evitare di trattare i laziali come una massa di irresponsabili attenendosi ai provvedimenti (comunque discutibilissimi) del Governo, invece di emanare ordinanze che tutto lasciano pensare tranne che la situazione sia sotto controllo.

Inoltre, oggi proprio la mascherina si sta accingendo a diventare parte del nostro outfit quotidiano: abbinate, griffate, personalizzate, ce ne sono di ogni. Eppure la comunità scientifica diffida dall’indossare mascherine diverse da quelle chirurgiche e da quelle approvate dai vari ed innumerevoli protocolli. Noi, proprio alla luce di queste perplessità avanzate dagli scienziati, vogliamo avanzare la nostra proposta al Presidente: non sarebbe cosa buona e giusta che a distribuire mascherine idonee fosse la Regione?

Beh, con cognizione di causa forse sarebbe meglio evitare, dati i precedenti. Noi infatti non ce ne siamo affatto dimenticati: ma dove diavolo sono finite le mascherine ordinate dal nostro Presidente? Sono passati mesi ed ancora non si hanno notizie della partita di dispositivi – mai arrivati, ovviamente – ordinate alla EcoTech, azienda che, ricordiamolo, produceva lampadine fino a prima del lockdown. Forse con la distribuzione ai laziali di quei dispositivi potremmo starcene tranquilli ognuno con la propria mascherina, peccato.

E pensare che quell’ordine fantasma (lui l’ha definita una truffa) è costato la bellezza di 14 milioni, cifra che si va ad aggiungere all’incredibile debito monstre del Lazio, pari a 22,5 miliardi di euro. Ed anche su questo non infieriamo, sarebbe crudele attaccare Zingaretti con tutti i problemi che lo attanagliano. Eppure dalla mezzanotte di ieri, proprio dopo l’entrata in vigore della sua ordinanza, sono tornate nella testa dei laziali le paure di un nuovo lockdown, paure che speriamo restino tali. Ovviamente le responsabilità ricadono e ricadranno sempre sulle spalle del governatore, e forse è proprio questo che ci fa preoccupare seriamente.

Dallo scoppio della pandemia infatti, il Lazio e le sue province sono sembrati completamente in balìa degli eventi, solo il destino ci ha evitato di assistere ad una situazione simile a quella lombarda. E, da marzo ad oggi, il nostro Presidente ha cambiato idea un numero non quantificabile di volte, l’ultima in ordine di tempo proprio ieri.

Alle 12:25 Zingaretti afferma: “Le scuole non sono per ora focolai di crescita del virus. I dati ci dicono che la crescita avviene nelle frequentazioni della vita sociale, in situazioni conviviali in cui ci si rilassa. È quindi importante l’uso della mascherina”. A rischiare di smentirlo è direttamente il suo assessore D’Amato, che in serata dichiara: “Finora sono stati fatti oltre 240 interventi nelle scuole, con una positività, soprattutto fra gli studenti, di poco più di 290 casi, che rientrano nelle nostre aspettative. Sono di gran lunga inferiori al 10% dei casi complessivi”. Peccato che l’assessore non ci faccia sapere a quale indagine scientifica si appoggia quando dichiara fermamente che “il motore che spinge i casi di Covid non è la scuola ma l’ambiente di vita, familiare e le attività ricreative”.

Inutile dire che tutta questa insicurezza non contribuisce a risollevare le sorti del nostro amato territorio, anzi. Ma la cosa più triste è che dovremo appellarci di nuovo al fato affinché il Covid ci risparmi.

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