Il presidente della Regione Lazio pronto a puntare il dito contro la gestione Fontana-Gallera, non prima di nascondere sotto il tappeto i suoi errori

Zingaretti va a Milano per attaccare Fontana ma l’indice di contagio del Lazio supera quello della Lombardia

233

Oggi Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e segretario del Partito Democratico, sarà a Milano per per criticare la giunta Fontana. Dimenticando i suoi terrificanti flop nella “sua” regione, dove tra l’altro l’indice di contagio (il famoso Rt) ha superato quello della Lombardia.

Esatto, da quanto si apprende dalle ultime notizie rese note, l’indice lombardo si attesta intorno all’ 1.01, mentre quello laziale a 1.24, anche se l’assessore D’Amato fa sapere che oggi l’indice è in calo. Non proprio il migliore dei biglietti da visita per Zingaretti, già impegnato in una disperata caccia alla credibilità sua e del suo partito, ormai messa a repentaglio dai continui scandali (Palamara e Mascherina-Gate su tutti) venuti a galla nelle ultime settimane.

“Un’altra sanità per vivere sicuri”, questo lo slogan con cui il segretario Dem esordirà al Pirellone, sede del Consiglio regionale lombardo. Da che pulpito. Bisognerebbe ricordare a Zinga che è il segretario del partito che sull’epidemia ha dimostrato di essere quello meno preparato: La fantozziana campagna per non fermare Milano, dove proprio lui incitava a bere aperitivi tutti insieme per non cadere tra le grinfie dell’allarmismo e quanto accaduto a Bergamo, dove addirittura il sindaco Gori ha ammesso di aver sbagliato, ne sono la prova fattuale.

Ma tutti sappiamo come si è messa la situazione quando la regione a risultare più colpita è stata, purtroppo, la Lombardia: i piddini hanno accusato spudoratamente Fontana e Gallera di non aver chiuso prima, quando erano proprio loro che si opponevano ad una chiusura, sia all’interno della Regione che all’interno del Governo. Insomma, quella faccenda ai limiti della mistificazione grida ancora vendetta e speriamo che i Pm, un giorno, riescano finalmente a mettere le cose in chiaro.

Questi però sono solo alcuni esempi e, chi è stato più “attento” nei primi giorni dell’epidemia, se ne ricorderà certamente molti di più. Come ad esempio la pioggia di prese in giro su Fontana che si metteva – maldestramente – la mascherina e gli occhi strizzati dai compagni in segno di approvazione alle affermazioni di Zinga sulla mascherina come “nuova moda dell’estate”. Oppure i più attenti si ricorderanno di quando Pd ed i 5S cercavano (pur non avendo una lira) di costruire l’ospedale alla Fiera di Milano salvo poi rimangiarsi tutto e contestare l’ospedale, costruito in tempi record e con l’aiuto significativo di Berlusconi ed altri personaggi famosi, perché considerato uno spreco di soldi. E ancora, tutti ricorderemo l’autentica crociata fatta dalla sinistra sulle Rsa lombarde. Sì, noi laziali dovremmo ricordarci che proprio il nostro presidente circa una ventina di giorni dopo adottò una misura molto simile. Nessuno di noi però andò a scrivere sui muri “Zingaretti assassino”. Chissà perché.

La realtà qual è? A quale personalità zingarettiana dovremmo credere? In questi mesi il nostro presidente è sembrato piuttosto in difficoltà, sfiorando a volte punte di autentico bipolarismo. Non vorremmo che il Partito Democratico – o la sinistra in generale – stesse tentando di usare il Covid come una scusa per attaccare e tentare di rovesciare la Lombardia sovvertendo la giunta Fontana. Sarebbe un po’ come andare a raccontare ai cittadini de L’Aquila ed Amatrice che il terremoto è arrivato nelle loro terre per colpa dei suoi sindaci.

Le carenze del Governo giallorosso nella gestione della pandemia sono sotto gli occhi di tutti, perciò, se proprio deve esserci qualcuno che deve pagare, di sicuro non si trova nelle stanze del Pirellone o in quelle di Palazzo Lombardia.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui